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Effetto Farmville
Quando il mercato usa i suoi clienti (cioè noi) come agenti promozionali a costo zero

Ci capita molto più spesso di quanto potremmo pensare. Fateci caso: è il gestore telefonico che offre condizioni più vantaggiose per comunicare con altri suoi clienti (piuttosto che con i clienti di altri operatori), ma anche il sito web che ci offre un bonus se invitiamo un amico che poi acquista qualcosa.
O ancora, un concorso a premi nel quale aumentano le nostre probabilità di vincere se suggeriamo molte email di amici e conoscenti. È esattamente lo stesso principio che ha portato Farmville a diventare una mania collettiva.
Avete presente quel giochino di Facebook che ti fa gestire una fattoria con tanto di animali, coltivazioni, case, alberi e decorazioni a tema secondo i periodi dell'anno?
Farmville è riuscito ad espandersi a macchia d'olio tra gli utenti di Facebook proprio sfruttando questo meccanismo. Chi comincia a giocarci parte con un terreno minuscolo e poche zolle da coltivare e può espandersi e far procedere il gioco solo invitando un certo numero di amici a partecipare.
E allora via con le richieste a tutti i contatti e dopo un paio di rifiuti la maggior parte degli amici accetta solo per farti un favore, salvo poi appassionarsi anche loro e sorpassarti alla grande espandendo la fattoria sempre di più. Insomma, il caro vecchio passaparola corretto da un piccolo incentivo.
Non si tratta infatti di un semplice consiglio spassionato del tipo «È carino, provalo anche tu!», bensì di un «Ho bisogno che tu ti iscriva per ottenere un vantaggio».
Che si tratti di un avanzamento di livello in Farmville, di una tariffa vantaggiosa per il cellulare o ancora di un buono sconto per un acquisto online, il meccanismo resta lo stesso. Perché spendere risorse nella promozione quando gli stessi consumatori possono diventare ottimi agenti pubblicitari grazie a questo sistema? Questo è quello che devono essersi chiesti i dirigenti di molte società...
E così, a volte consapevolmente, a volte senza rendercene conto, ci facciamo manipolare, oltretutto convinti di aver fatto un buon affare. Quello che tendiamo a dimenticarci però, è che il banco vince sempre perché il volume di nuovi clienti acquisiti di sicuro ripagherà ampiamente le compagnie commerciali del misero sconto fatto al singolo individuo.

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Settembre 2010



Anticipazioni (senza spoiler) del film evento dell'estate
Inception di Christoper Nolan: in Italia dal 3 Settembre

Negli USA è stato il film evento dell'estate che ha dominato la classifica di incassi per ben 4 quattro settimane guadagnando circa 227 milioni di dollari.
Molto atteso dai fan del regista Christopher Nolan, Inception ha generato attorno a sè molti prodotti collaterali oltre ai classici trailer, come accade ormai per ogni grande film uscito nell'epoca di Internet.
Per chi non ne avesse ancora mai sentito parlare Inception è il nuovo film del regista di The Dark Knight con Leonardo DiCaprio come protagonista. Secondo la sinossi ufficiale, rilasciata soltanto lo scorso Maggio dopo mesi di riserbo, la storia è quella di Don Cobb, il migliore tra i ladri che si occupano di rubare informazioni segrete dalla mente delle persone mentre queste stanno sognando. Proprio a causa del suo lavoro estremamente pericoloso Cobb ha dovuto rinunciare ad avere affetti e vita privata ma il film ce lo presenta alle prese con il suo ultimo incarico. Gli è stata infatti offerta la possibilità di avere indietro la sua vita se riuscirà ad impiantare un'informazione nella mente del suo obbiettivo ovviamente schivando l'insidia del villain della situazione. Insomma, azione e fantascienza ambientati nientemeno che nel labirinto della mente umana.

Anche se sembra difficile, cerchiamo di ingannare l'attesa che ci separa dall'uscita italiana (prevista per il 3 Settembre) esplorando ciò che il web ha prodotto in relazione ad Inception senza rovinarci l'esperienza di vedere il film.
Partiamo dal gradimento del pubblico che può essere misurato non solo guardando al botteghino ma anche i giudizi espressi in rete dal pubblico: la media dei voti assegnati dagli utenti dell'Internet Movie Database al film si attesta su un ottimo 9.2, mentre sia la community che i critici di Rotten Tomatoes si fermano ad una media dell'8.
Passando alle recensioni, mentre Slashfilm assegna un 8.5, Firstshowing premia Inception addirittura con un 10 ma leggere per intero le critiche uscite negli USA può risultare pericoloso, visti i numerosi avvisi di spoiler posti dai commentatori all'inizio di molti articoli. Limitiamoci ad una sintesi della reazione della maggior parte dei critici al film: quasi tutti lodano il lavoro originale e creativo del regista descrivendo il suo film come capace di regalare azione, emozioni e grandi performance da parte degli attori protagonisti. Un film affascinante anche dal punto di vista visivo, sofisticato, che fa pensare e discutere gli spettatori seppure piuttosto complicato da seguire.
Ad affermare che Inception ha una trama particolarmente complicata non sono solo i critici: lo stesso Leonardo DiCaprio, in un'intervista al sito Inquirer.net aveva dichiarato che per gli attori del film non era stato facile stare dietro alla complessità della storia durante i mesi di lavorazione.
E proprio questo aspetto ha prodotto alcune divertenti reazioni sul web: partiamo da un video pubblicato da College Humor che vede i personaggi discutere animatamente sul senso delle loro azioni al'interno della storia, inanellando una domanda dietro l'altra fino ad uno spiazzante epilogo. C'è poi da registrare la comparsa nell'Urban Dictionary, un dizionario costruito con le definizioni degli utenti, della (inesistente) parola “ineption” come “incapacità di comprendere il film di Christopher Nolan”.
Parodie che mentre prendono in giro Inception dimostrano quanto esso abbia colpito l'immaginazione del pubblico. Un altro interessante prodotto collaterale, ottimo esempio di narrazione che attraversa i media è poi il prologo agli eventi del film pubblicato online sotto forma di fumetto a pochi giorni dall'uscita americana, intitolato The Cobol Job.
Non è mancato infine l'elemento virale alla promozione che ha preceduto il film: in questo caso un poster ha portato un fan del regista a scovare su YouTube un video dove Nolan intervista alcuni ricercatori sul tema dei sogni.
Insomma l'attesa di Inception è stata grande e prolifica e non ha coinvolto soltanto i fan di Nolan: in un'epoca fitta di sequel e remake, vedere una pellicola originale prodotta da un grande regista con soldi e libertà creativa a disposizione, è un evento più unico che raro.
Un evento tanto straordinario che molti grandi studios hanno man mano spostato le date di uscita dei loro film all'avvicinarsi del 16 Luglio, convinti che qualunque altro titolo sarebbe affondato se sovrapposto a quello di Nolan.
Dopo aver toccato con mano il successo di Inception, ancora più netto al confronto con il deludente incasso dei vari sequel e remake dell'estate, chissà che gli studios non decidano di abbandonare il sicuro terreno dei concept riciclati e facilmente promuovibili per qualche nuovo progetto originale.

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Agosto 2010



Come cambia la fruizione cinematografica ai tempi del digitale
Hollywood trasmetterà i film in uscita direttamente sulla tv di casa
Per tutelarsi dalla pirateria, gli studios controlleranno però i nostri dispositivi home video; e la privacy?

La recente decisione della FCC, l'organismo governativo che negli USA regola il settore della Comunicazione, apre le porte a grandi cambiamenti nel mondo dell'entertainment. La Commissione infatti, dopo aver riflettuto per ben due anni, ha accettato la richiesta della MPAA che chiedeva di poter utilizzare il blocco selettivo delle uscite analogiche nei ricevitori via cavo e satellite installati nelle case degli americani.
Tutto è partito dall'idea di espandere l'attuale business cinematografico permettendo ai distributori di contenuti via cavo o satellite di trasmettere a pagamento i film in contemporanea o subito dopo la loro uscita in sala.
Prima di dare il via a questa nuova forma di fruizione però, l'Organizzazione americana dei produttori cinematografici (MPAA) i cui membri rappresentano i sette studios americani più importanti, ha voluto tutelare i suoi diritti contro la pirateria.
Permettere di registrare e copiare i film da casa a pochi giorni dalla loro uscita ucciderebbe le vendite di DVD, già adesso in difficoltà. Ecco perché la MPAA ha ha chiesto alla Commissione federale una deroga al divieto di usare questi sistemi di blocco a distanza (SOC, selectable output control), finora in vigore.
L'idea è di bloccare le porte analogiche non protette dei dispositivi casalinghi che permetterebbero di registrare facilmente i contenuti trasmessi, per usare invece i segnali digitali forniti di un dispositivo di protezione.
Ora, dopo ventiquattro lunghi mesi di valutazione, la FCC ha concesso la deroga sostenendo che questo nuovo servizio arricchirà l'offerta dei consumatori e che dunque la decisione va a beneficio dell'interesse comune. Inoltre, sempre secondo la Commissione, questo potrà agevolare la transizione verso i sistemi digitali funzionando da incentivo ad aggiornare i propri sistemi home video.

E proprio questo è uno dei punti sui quali si sono appuntate le numerose critiche che provengono in particolare dai gruppi che si occupano di difendere i diritti dei cittadini nell'epoca della cultura digitale, affrontando le questioni che essa fa emergere.
Infatti bloccare le uscite analogiche per contrastare la pirateria significherà che chi possiede una televisione costruita prima del 2004, che si collega al ricevitore satellitare con una connessione analogica o che non ha una connessione digitale, dovrà probabilmente sostituire il suo apparecchio se vorrà usufruire di questo allettante servizio.
Ma le critiche investono anche un altro punto fondamentale della questione, cioè la violazione della privacy e il controllo a distanza dei dispositivi privati degli utenti a cui si è appena dato via libera, nonostante la FCC abbia posto qualche limitazione.
Infatti è stato stabilito che il blocco potrà essere attuato solo per la durata di 90 giorni dalla trasmissione del film oppure fino alla sua uscita su supporto fisso. Inoltre, la Commissione ha chiesto alla MPAA un rapporto a cadenza biennale per accertarsi che questa misura serva effettivamente a contrastare la pirateria.
Un'ulteriore rischio per gli utenti è che questo blocco potrebbe impedire di effettuare registrazioni legali su alcuni registratori o altri dispositivi con connessioni analogiche.

Ma oltre ai singoli utenti, sarà soprattutto un'altra categoria a subire gli effetti di questa novità: quella degli esercenti cinematografici.
La MPAA sostiene che la sua iniziativa non sostituirà affatto la fruizione cinematografica perché è rivolta soprattutto a chi non ha la possibilità di andare in sala: genitori con bambini piccoli, disabili e tutti colori che non hanno un cinema a portata di mano.
Ma sarà davvero così?
Non sono pochi gli articoli in inglese riguardanti questa notizia che titolano sottolineando il danno per le sale. In effetti, se sarà possibile vedere i film da casa a breve distanza dalla loro uscita in sala, lasceremo lo stesso il divano per andare al cinema?
L'esperienza della sala e la dimensione sociale della fruizione cinematografica saranno argomenti sufficienti a convincerci? Una cosa è certa: il prodotto cinematografico si sta muovendo sempre più verso una dimensione individuale, solitaria e a domicilio.
Proprio il fattore pigrizia è ciò che ha permesso ai sistemi di noleggio DVD via posta o in streaming come Netflix di dominare il mercato statunitense occupando il posto che negli anni '90 era delle catene come Blockbuster, ora in crisi.
E se anche l'ultimo ritrovato della tecnica, la tecnologia 3D che prima potevamo sperimentare solo in sala sta per spostarsi nel nostro salotto grazie ai nuovi sistemi home video presto in commercio, chi riuscirà più a farci alzare dal divano?

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Maggio 2010



Gordon Levitt chiede aiuto agli utenti del suo sito per un film sui sogni ispirato ad Inception
hitRECord.org: il principio della collaborazione in rete applicato al cinema

Il film più recente in cui l'abbiamo visto è stato (500) giorni insieme: Joseph Gordon-Levitt è un giovane attore di talento che qualche anno fa ha deciso di dare una svolta alla sua carriera cominciando un progetto tutto suo: hitRECord.org.
Come molti altri attori affermati, ha deciso di passare dall'altra parte della macchina da presa e fondare una compagnia di produzione, ma in una maniera diversa dal solito.
Levitt ha deciso infatti di aprire un sito attraverso il quale poter condividere periodicamente i suoi progetti con gli utenti di Internet.
E proprio in questi giorni Levitt ha coinvolto la community di hitRECord.org nel più recente lavoro in cui gli è stato chiesto di collaborare: la realizzazione di un film sul tema dei sogni, diretto dal documentarista nominato agli Oscar Roko Belic.
Il film, finaziato da Christopher Nolan, è un progetto collaterale legato proprio all'uscita del suo Inception, prevista negli U.S.A. per il mese di Luglio.
Pellicola molto attesa che vede anche Levitt tra gli interpreti, Inception ha come protagonista Leonardo di Caprio nel ruolo di un ladro di informazioni dall'inconscio delle menti di persone che stanno sognando. Proprio per raccogliere immagini, video e animazioni che abbiano a che fare con i sogni, soprattutto nelle loro varianti archetipiche, Levitt ha deciso di usare hitRECord.org.

Nato circa cinque anni fa come spazio per pubblicare i corti che realizzava per conto proprio tra un film e l'altro, di recente questo sito è riuscito ad aggregare una vera e propria community. Il nome del progetto sottolinea l'invito a schiacciare il tasto Rec, cioè a registrare qualcosa e condividerlo ma a differenza di altri siti qui si parla in particolare di contributi audiovisivo creativi.
Levitt lo definisce come una società di produzione professionale che coinvolge utenti da tutto il mondo e li retribuisce quando i loro materiali finiscono nella versione finale di un progetto. Il patto è questo: gli utenti sono tenuti a sottoporre solo materiali propri, chiunque nella community è libero di modificarli così come lo staff che lavora con Levitt può lavorarci per tentare di farli fruttare economicamente; i contributi restano comunque di chi li ha prodotti che può sempre usarli per altri scopi.
A volte i progetti possono partire da Levitt che sottopone alla community un concept sul quale lavorare, come nel caso del film sui sogni di Belic, ma può anche accadere l'opposto. Può succedere che tutto nasca da una storia pubblicata da un utente, illustrata da un altro e animata da un altro ancora, senza che una mente sola coordini l'intero processo.

Internet diventa dunque un modo per lavorare con degli artisti freelance in tutto il mondo pagandoli per le loro idee e contributi, lasciandosi aperti a metodologie di lavoro non centralizzato. Insomma, non si tratta di un altro YouTube, né di un altro social network ma di un vero e proprio studio di produzione che lavora in rete e incoraggia la collaborazione e l'arte del remix.
In questo senso il progetto è curioso e originale: il cinema online finora era stato soprattutto canali di distribuzione in streaming, pirateria e visibilità per le riprese di chiunque, con una prevalenza di prodotti amatoriali. Qui si cerca di fare un passo in avanti, applicando in parte la filosofia dell'open source alla produzione audiovisiva ma cercando anche di superare il limite dei social network: la mancanza di un modello economico che permetta ai produttori di contenuti di essere pagati per il loro lavoro.
Insomma, un nuovo ibrido, forse non perfetto ma di sicuro interessante e con delle ricadute concrete. Infatti il proposito dichiarato di Levitt è quello di utilizzare la sua posizione nel mondo dello spettacolo per concretizzare i progetti nati sul sito.

Un esempio riuscito è stato l'evento messo in piedi all'ultimo Sundance Film Festival dove Levitt ha allestito un workspace nel quale per dieci giorni ha lavorato con alcuni collaboratori e con la community online. I materiali prodotti sono stati poi proiettati proprio all'interno del festival nel giorno della sua chiusura.
In questa occasione Levitt ha trovato anche uno sponsor, un produttore di hardware che ha permesso di mettere in pratica per la prima volta il proposito di hitRECord di pagare quegli artisti i cui materiali sono stati usati nel montaggio finale del progetto.

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Maggio 2010



Effetto Avatar, ovvero tutto quello che ruota attorno al cinema
L'ultima fatica di James Cameron è molto più di un semplice film
Letture politiche e religiose, novità tecnologiche, curiosità ed effetti sull'industria del cinema.

A dimostrazione di come il cinema non sia una semplice forma di intrattenimento ma un prodotto culturale dalle molteplici implicazioni sociali, il film evento di questo inizio anno ha scatenato attorno a sé un vero e proprio dibattito: l'effetto Avatar.
L'ultimo lungometraggio di James Cameron è uscito in Italia a metà Gennaio, mentre negli USA è stato il film di Natale ed è soprattutto oltreoceano che critici e blogger ne hanno sviscerato ogni possibile lettura e punto di vista. Parliamo di film evento non soltanto per la promozione che lo ha sostenuto e l'attesa da cui è stato anticipato ma anche per l'enorme successo ottenuto.
Se durante i mesi della sua lunga produzione si era parlato di costi lievitati alle stelle e la preoccupazione principale degli studios era quella di riuscire a recuperare i soldi spesi, Avatar ha sorpreso tutti, superando la cifra di 1 miliardo di dollari dopo appena 17 giorni dall'uscita nelle sale americane.
Nel resto del mondo il successo non è stato da meno e così Avatar è riuscito a battere il record detenuto per ben 12 anni da Titanic, conquistando il primo posto nella classifica degli incassi mondiali di tutti i tempi. Il totale degli incassi delle due creature del regista James Cameron supera ampiamente i 3 miliardi di dollari.
Di recente Avatar si è anche aggiudicato i premi come Miglior Film e Migliore Regia ai Golden Globe ed è altamente probabile che lo vedremo protagonista anche alla prossima notte degli Oscar.

Vediamo dunque le reazioni scatenate dal film, partendo dal fronte esplorato in maniera più massiccia: le implicazioni politiche di Avatar.
Se praticamente unanime è stata la lettura del riferimento al colonialismo dell'uomo bianco di tutte le epoche e i continenti, al suo senso di colpa e al suo tentativo di assumere il controllo di un'altra razza diventando uno di loro, molti hanno anche letto in Avatar riferimenti alla politica contemporanea.
Definito un film di propaganda anti-americana, Avatar è stato messo in relazione con la guerra in Iraq, Afghanistan, ma anche con quella del Vietnam. Nonostante il film ci dica (piuttosto en passant, a dire il vero) che i soldati su Pandora sono degli ex marines, ora diventati mercenari, c'è chi ha chiesto a Cameron delle scuse all'esercito americano, dato che i suoi componenti sono stati dipinti come degli “assassini a sangue freddo”.
Lo shock maggiore per gli USA è stato prendere atto dell'esultanza degli spettatori americani, nello scontro tra i Na'Vi e i soldati, quando i primi prendono il sopravvento sui soldati terrestri. Le dichiarazioni di Cameron non hanno smentito queste letture, suggerendo l'intenzione del regista di far sperimentare agli spettatori il punto di vista di chi viene attaccato in casa propria.
Si è arrivati a dire che il film ha messo il pubblico nei panni dei terroristi, ricreando anche un equivalente degli eventi dell'11 Settembre ma al contrario: stavolta sono gli americani ad abbattere un simbolo di enorme importanza per gli abitanti di Pandora.
Politico è anche il tentativo del governo cinese di sottrarre Avatar dalle sale del paese, limitandolo alle poche attrezzate per il 3D. Oltre alla motivazione economica (evitare più possibile la concorrenza alle pellicole patriottiche prodotte in casa) c'è anche la preoccupazione per i temi trattati nel film, troppo facilmente ricollegabili alla situazione reale delle minoranze etniche in Cina.

Ci sono poi letture più generali della filosofia proposta dal film, attraverso la cultura di rispetto e fusione con la natura dei Na'Vi. Il messagio di Avatar è stato letto come anti-capitalista ma anche pagano e anti-umano, visto che gli uomini sono in maggioranza avidi e senza cuore. Sul fronte religioso anche in Italia non sono mancate le critiche, in particolare provenienti dalla stampa cattolica, per il senso mistico dato al contatto con la natura, letto come un nuovo paganesimo.
Tra le tante critiche, una proveniente dall'associazione americana Smoke free movies è quella contro le troppe sigarette fumate dalla dottoressa Grace Augustine.
La stampa italiana ha affrontato anche la contraddizione tra il messaggio anti-capitalista e la natura di Avatar di essere un blockbuster che sta facendo guadagnare milioni di dollari a chi l'ha prodotto, sottolineando l'ingenuità di chi pensa che potrà davvero modificare le opinioni della gente. L'aspetto contraddittorio di come una tale critica alla filosofia degli USA sia piaciuta tanto in patria è ben inquadrato in questo articolo.

Oltre alle reazioni di critici e pubblico sono da registrare anche quelle del mondo del cinema, in particolare dei registi di Hollywood: la maggioranza di loro, compreso Steven Spielberg, si sono detti entusiasti, soprattutto per le possibilità aperte per il loro lavoro da Avatar.
Un altro aspetto importante del film di Cameron è infatti quello tecnologico: per la sua realizzazione sono stati sviluppati nuovi metodi di ripresa che hanno stravolto il mondo della Computer Generated Image (per approfondire, ecco un ottimo dietro le quinte).
Certo, parlare di rivoluzione del cinema intero è probabilmente eccessivo; non è plausibile l'idea che d'ora in poi tutti i film utilizzeranno il 3D.
I registi continueranno ad usare gli stessi strumenti drammaturgici, narrativi ed estetici del resto della storia del cinema e ad inventarne di nuovi. Di certo però questo film ha aperto delle potenzialità che per alcuni tipi di racconti potranno davvero fare la differenza. La condizione discriminante starà nell'uso di questa tecnologia per un motivo valido, una ragione che abbia a che fare con il messaggio da trasmettere.
A questo proposito un'ulteriore lettura di Avatar vede in questo film l'uso dell'immersività della tecnologia 3D come fortemente connessa ai temi della storia raccontata, in particolare con la necessità morale di vedere e dunque comprendere gli altri con pienezza.
Di certo Avatar è stato quel segnale che l'industria del cinema, molto interessata all'affare del 3D, aspettava da tempo. Un film-evento che potesse fare da traino alla diffusione dei sistemi di proiezione nelle sale e ad un futuro sistema di home video.
Visti i risultati ottenuti al botteghino, che siano essi dovuti o meno al fattore del 3D, è probabile che l'industria continuerà d'ora in poi a percorrere questa strada.

Altri articoli online hanno approfondito poi aspetti più curiosi legati al film: uno di questi confronta la struttura drammaturgica di Avatar con quella di Guerre Stellari mostrando la parentela di entrambe (anche se con esiti differenti) con le teorie di Joseph Campbell, studioso di mitologia, religione e psicologia che ha approfondito il tema della presenza di archetipi ricorrenti fra miti di culture diverse.
C'è poi un resoconto che esplora quanto lontano è sulla Terra quello che di fantascientifico abbiamo visto nel film: dai veicoli utilizzati dai soldati per combattere, alla possibilità di trovare la vita sul sistema Alpha Centauri, alle navicelle utilizzate dai terrestri per raggiungerlo, fino al controllo di un corpo esterno al nostro attraverso il potere della mente.

E adesso che abbiamo visto Avatar che cosa ci aspetta? Intanto, prima ancora dell'uscita in Italia era già online la conferma che il regista avrebbe lavorato ad un seguito del film, forse sviluppato addirittura in una trilogia.
Ma i progetti di Cameron non si fermano qui e oltre ai sequel cinematografici ci sono una serie di altri prodotti che espanderanno Avatar alla dimensione di un vero universo.
Per adesso si parla, in linea teorica, di fumetti, di un romanzo e di una sorta di Enciclopedia (Pandorapedia) che, al pari di quella di Star Wars, conterrà tutti i dettagli del mondo immaginato da Cameron (un primo abbozzo schematico è già comparso online).

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Gennaio 2010



Un motore di ricerca online per trovare qualunque momento di qualunque film
Presentato al recente TechCrunch50, si chiama AnyClip

Quante volte ci è venuta in mente una battuta o una scena di un film di cui non ricordiamo il titolo ma che ci piacerebbe poter rivedere? Qualcuno ha pensato ad uno strumento che possa aiutare appassionati, blogger di tutto il mondo ma anche professionisti del settore a ritrovare qualunque momento di qualunque film. Il progetto si chiama AnyClip ed è stato presentato al recentissimo TechCrunch50, la conferenza tenutasi a San Francisco in cui ogni anno viene presentata una selezione di 50 applicazioni per il web appena nate. L'occasione è una fantastica vetrina per questi progetti, dei quali vengono discussi difetti e potenzialità, scegliendo infine un vincitore.
Pur non essendo stata premiata, AnyClip ha comunque impressionato positivamente, entrando tra le migliori 5 applicazioni viste al TechCrunch50 di quest'anno, secondo CNET. Tra le tante proposte presentate, questa è stata l'unica piattaforma video che ora spera di imporsi sugli altri strumenti simili già presenti nel web grazie al suo concept estremamente preciso. Grandi contenitori di clip e di cinema infatti esistono già, primi fra tutti YouTube e Hulu.com ma AnyClip ha deciso di scommettere su un servizio ben definito e sulla sua capacità di offrirlo meglio di chiunque altro.
Ha deciso cioè, almeno per ora, di concentrarsi sul cinema e di stringere accordi con tutti gli studios di Hollywood per ottenere i diritti sui loro cataloghi cinematografici.
La strada intrapresa è, insomma, fin dal principio quella della legalità, da percorrere con pazienza e tenacia. Le difficoltà di questo genere di accordi sono state infatti subito sottolineate nella discussione seguita alla presentazione del progetto (video) ma gli ideatori di AnyClip sembrano molto determinati: andranno avanti per gradi nella conquista di un numero sempre maggiore di film, convinti col tempo di poter raggiungere tutti i loro obbiettivi. Dalla loro parte hanno degli ottimi argomenti, primo fra tutti che il loro sito non propone al pubblico i film interi bensì delle clip dalla durata di 4 minuti o meno, linkando contemporaneamente ai siti di vendita di quegli stessi prodotti.
Inoltre la principale potenzialità della loro applicazione, secondo gli interessi degli studios, sarà quella di risvegliare la curiosità degli utenti su una serie di film del passato, incrementando probabilmente le vendite dei film in DVD.
Il sito è attualmente in fase di test privato e sta lavorando alla costruzione del suo database, la chiave che rende possibile il servizio di ricerca, costituito da una media di 500 tag per ogni film riguardanti vari aspetti, dalle battute, all'ambientazione agli oggetti presenti nelle scene, per assicurarsi che gli utenti possano trovare sempre quello che cercano.
Ottobre 2009



Grandi registi di Hollywood al lavoro per il piccolo schermo
Spielberg, Stone, Lee, De Niro e Scorsese per Showtime ed HBO

Sia che si tratti di una carenza di risorse per il grande schermo o di una strategia di marketing delle reti per rendere unica la loro offerta nella moltitudine di canali tv, sempre più spesso vediamo grandi nomi del cinema lavorare per produzioni televisive.
Accade negli USA dove sono soprattutto due network via cavo, a pagamento, i più attivi nella realizzazione di serie con l'aiuto di alcuni dei più famosi registi di Hollywood: Showtime ed HBO. Di proprietà della CBS Corporation, Showtime in questo momento sembra farla da padrone in quanto a grandi nomi.
Tra i suoi collaboratori figura infatti innanzitutto Steven Spielberg che appena un anno fa, complice il talento di Diablo Cody, ha prodotto il serial che ha fatto vincere al network l'Emmy award per la migliore attrice in una serie tv: United States of Tara, protagonista Toni Collette. Lo stesso Spielberg, secondo indiscrezioni riportate da Variety, sarebbe in trattativa sempre con Showtime per un'altra serie, stavolta sul dietro le quinte di un musical teatrale attraverso tutti gli aspetti della sua preparazione; un'idea che il regista sembra coltivasse da tempo.
Ancora lo stesso network produrrà dieci documentari da un'ora ciascuno, riuniti sotto il titolo di The Secret History of America e diretti nientemeno che da Oliver Stone.
Il regista vuole raccontare alcune vicende cruciali per gli ultimi 60 anni della storia americana che all'epoca degli avvenimenti non sono state rese pubbliche in tutti i loro aspetti. Se Stone ha qualche rivelazione in serbo per il pubblico, lo scopriremo alla première della serie, prevista per il prossimo anno.
L'accordo più recente siglato da Showtime è infine la produzione di una serie dal titolo Alphaville. In questo caso ben due sono i nomi famosi coinvolti, entrambi nel ruolo di produttori esecutivi: Spike Lee e Robert De Niro. Ambientata a Manhattan, più precisamente in una parte dell'East Village denominata Alphabet City, la serie cercherà di ricreare il clima di questo quartiere negli anni '80, quand'era il centro della cultura portoricana, paradiso di artisti, musicisti, ballerini di breakdance, rapper, dj, ma anche luogo di droga e violenza.
Un quartiere già utilizzato come scenario al cinema, ad esempio in Taxi Driver. Visto che l'episodio pilota potrebbe essere diretto proprio da Spike Lee, c'è chi ipotizza anche la presenza di De Niro dietro la macchina da presa per almeno una puntata.
L'altro network a pagamento che si sta dando da fare per reclutare nomi famosi è HBO, di proprietà della Time Warner. Molto recentemente ha infatti dato il via alla produzione di 11 episodi della serie Boardwalk Empire, basata su un episodio pilota diretto da Martin Scorsese. Il protagonista della storia, interpretato da Steve Buscemi, è un uomo d'affari della Atlantic City degli anni '20 che, in pieno proibizionismo, diventa un trafficante di rum.
La serie, in onda il prossimo anno, verrà girata questo autunno a New York; Scorsese rivestirà il ruolo di produttore esecutivo ma potrebbe anche lui decidere di dirigere qualche altro episodio oltre al primo.
Ottobre 2009



Al Toronto International Film Festival un documentario sui clean movies
CleanFlix , quando è lo spettatore a scegliere cosa vedere in un film

Si sono presentati al recente Toronto International Film Festival in mezzo a grandi nomi del cinema mondiale ma i due filmmakers emergenti, Josh Ligiari e Andrew James sono comunque riusciti ad attirare l'attenzione sul loro documentario, intitolato CleanFlix.
Il merito va senza dubbio al tema che hanno scelto di trattare, capace di stimolare nel pubblico curiosità e riflessioni: il mercato dei clean movies. Stiamo parlando di una serie di catene di noleggio e vendita che offrono ai loro clienti delle versioni dei film depurate dalle scene violente, di sesso o in cui si usa un linguaggio volgare.
Prendendo il caso particolare di una di queste, appunto CleanFlix, nel documentario si esplora il contesto di nascita di questo fenomeno che si è poi sviluppato conquistando un mercato molto ampio. Tutto è cominciato nello Utah dove le comunità appartenenti alla Chiesa mormone evitano la visione di film contrassegnati con la lettere R, cioè quelli che richiedono un accompagnatore adulto per i minori di 17 anni.
Negli USA c'è infatti un sistema di classificazione dei film a seconda del loro contenuto che distingue i film per tutte le età (G), quelli sconsigliati ai minori di 10 anni (PG), di 13 (PG-13), o quelli vietati ai minori di 17 anni (NC-17).
Convinti che tutto ciò a cui veniamo esposti influenzi il nostro modo di essere e di comportarci, queste comunità tentano così di preservare le loro posizioni conservatrici; allo stesso tempo però non accettano più di essere fuori dal mondo e sentono l'esigenza di allinearsi in qualche modo con la cultura contemporanea.
Ecco allora la soluzione: un servizio che permette di vedere qualunque film eliminando però le parti considerate pericolose (e ottenendo anche un ovvio stravolgimento del prodotto originale). Il documentario racconta l'espansione di CleanFlix fino al momento in cui la giustizia ha deciso che questo tipo di attività infrangeva i diritti d'autore, obbligando questa e altre aziende del genere a chiudere.
Ciò è avvenuto nel 2006, in seguito ad una causa legale che vedeva coinvolti una serie di famosi registi di Hollywood, infuriati che si mettessero le mani sul loro lavoro.
Un anno prima, invece, la legge aveva decretato il diritto di operare di ClearPlay una società che raggiunge lo stesso scopo ma con un altro sistema: vende infatti ai suoi clienti degli speciali DVD in cui si possono caricare dei filtri da applicare a qualunque film, selezionando anche che tipo di contenuto eliminare dalla visione.
C'è da dire che un circuito di produzione di clean movies da parte degli stessi studios in effetti esiste: si tratta dei titoli che vengono trasmessi in tv o sulle linee aree ma non commercializzati direttamente per il pubblico. Di fronte ad un mercato potenzialmente molto ampio, come ha dimostrato il successo di CleanFlix, gli autori di Hollywood, che hanno rifiutato tutte le richieste di interviste dei filmmakers Ligiari e James, potrebbero scegliere di scendere a compromessi e diffondere al pubblico delle versioni dei film ripulite da loro stessi?
Le questioni che un tema come questo solleva sono moltissime, a partire da: dove finiscono i diritti dei produttori di contenuti e dove cominciano quelli dei consumatori? Se comprare, editare e rivendere dei film viola palesemente i diritti d'autore, è poi così sbagliato che ognuno di noi possa scegliere cosa vedere e cosa no in un film?
Infine: nel mondo di oggi, quanto vale l'integrità del film come opera intellettuale di uno specifico autore? Gli stessi Josh Ligiari e Andrew James alla fine del loro viaggio si sono resi conto che questo tema presenta così tante sfumature da rendere molto difficile decidere in maniera netta chi ha ragione e chi ha torto. In questo senso è probabile che l'obbiettivo di far riflettere gli spettatori che vedranno il documentario sarò centrato in pieno.
Ottobre 2009



La MGM rischia il fallimento
La società ha un debito di più di 3 miliardi di dollari

Dopo i segnali registrati durante l'estate, ora non ci sono più dubbi: la situazione finanziaria della MGM è molto grave tanto che la società di produzione cinematografica rischia la bancarotta. Già poco dopo la metà di Agosto, all'annuncio delle dimissioni da parte dell'amministratore delegato Harry Sloan, molti si erano detti scettici riguardo al futuro dell'azienda; ad appena un mese di distanza, la MGM ha lanciato una disperata richiesta di aiuto.
Il famoso studio, nato nel 1924 e diventato uno dei più potenti di Hollywood, ha spesso attraversato difficoltà finanziarie negli ultimi 30 anni ed è stato anche acquistato e venduto più volte. L'acquisizione più recente è stata quella del 2005, da parte di alcuni investitori con a capo Sony e Comcast Corporation che hanno sborsato ben 4.8 miliardi di dollari. In quello stesso anno Sloan, diventato miliardario investendo nel mercato europeo dei media negli anni '80 e '90, si era insediato a capo della MGM con l'intenzione di riportarla al suo antico splendore.
Complici l'economia mondiale e il calo delle vendite del mercato dei DVD, Sloan non è riuscito a centrare un obbiettivo forse anche troppo ambizioso, ritrovandosi ad essere oggi il capro espiatorio della situazione. Ad accusarlo sono i possessori di obbligazioni della società, investitori che la scorsa settimana si sono visti presentare dai vertici della MGM una richiesta di ben 20 milioni di dollari in contanti subito e altri 150 milioni per andare avanti fino alla fine dell'anno e finanziare i progetti in corso.
La società, che ha sulle spalle un debito di 3,5 miliardi di dollari, ha intenzione di chiedere ai suoi creditori di posticipare il pagamento degli interessi sul debito fino al 2010, in modo da investire nel frattempo sui prossimi film. L'alternativa a questo piano è il fallimento dell'azienda con conseguente vendita dei suoi beni per ripagare il debito accumulato. Un'ipotesi in un certo senso allettante per i creditori, visto che sarebbero i primi ad essere pagati ma allo stesso tempo rischiosa perché, secondo gli esperti, difficilmente si supererebbe la cifra di 2 miliardi ad un'asta e loro otterrebbero così molto meno di quello che hanno investito. Inoltre, dovendo vendere i beni, tra cui i diritti di produzione e distribuzione e la libreria di più di 4000 titoli che frutta circa 500 milioni di dollari all'anno, lo studio si troverebbe poi in ginocchio.
A questo punto risulta chiaro che si prevedono guai per le produzioni in procinto di iniziare, quanto meno la necessità di trovare altri finanziatori, cercando di non essere rimandati all'infinito; è il caso de Lo Hobbit di Peter Jackson e Guillermo Del Toro.
La sorte della MGM dipende dalla decisione dei suoi finanziatori: preferiranno far fallire l'azienda ed ottenere poco ma subito o continuare a sostenerla per guadagnare di più, però chissà quando?
Ottobre 2009



Un servizio di film a noleggio forse presto su YouTube
Trattative in corso con Sony, Warner e Lionsgate

Di dettagli ne abbiamo molto pochi ma la notizia sembra confermata: è in corso una trattativa tra YouTube e alcuni grandi studios di Hollywood per avviare un servizio di noleggio di film dal sito, disponibili in contemporanea con la loro uscita in DVD.
Diffuso dal sito del Wall Street Journal, questo annuncio lascia aperti molti interrogativi: le discussioni che per ora coinvolgono Sony Pictures, Warner Bros. e Lionsgate devono ancora definire molti punti dell'accordo.
Non è chiaro se si tratterà di vedere i film in streaming o scaricarli e se sarà possibile vederli anche sulla tv (magari in alta definizione) oltre che sullo schermo del proprio pc.
Riguardo alla modalità del noleggio poi, se YouTube era partito con l'idea di un modello gratuito, basato sulle inserzioni pubblicitarie, gli studios sembrano più propensi per l'applicazione di una tariffa in linea con il resto del mercato di 3,99$ a film, di cui alle case produttrici di contenuti spetterebbe il 70%.
In questo progetto la concorrenza con gli altri siti di noleggio online è un tema da non sottovalutare: negli USA esistono infatti diversi portali che offrono questo servizio, a tariffa (Amazon.com, Apple.com), con un abbonamento (Netflix.com) o addirittura gratis (Hulu.com). Per il resto del mondo questi siti restano invece dei miraggi dove, non appena si cerca di mettere gli occhi su qualcosa, a togliere ogni speranza compare un avviso di questo genere: “Sorry, currently our video library can only be streamed from within the United States”.
Un modello, quello della fruizione online in controtendenza rispetto all'attuale moda di 3D, Blu-Ray e HD, dello spingere su una forma di intrattenimento ritenuta più ricca in virtù di una maggiore qualità visiva. In questo caso ciò che si promuove è invece la totale accessibilità del prodotto filmico, disponibile dove e quando vogliamo, anche se sui modesti schermi dei pc di casa.
Se il nuovo servizio offerto da YouTube dovesse essere disponibile a livello globale, questione sulla quale non abbiamo al momento informazioni, il sito avrebbe in mano una carta vincente, capace forse di spingere anche gli altri gestori verso un allargamento dei confini del noleggio digitale. Il sito è infatti uno tra i più popolari in tutto il mondo, punto di riferimento nella condivisione di video amatoriali e in un passato non troppo lontano anche nemico delle grandi case di produzione cinematografiche e televisive, a causa della pubblicazione di materiali coperti da copyright.
Da nemico ad alleato YouTube, che ha ancora in corso una causa legale con Viacom proprio per violazione di diritti d'autore, ha man mano cercato di ridefinire la sua immagine, attuando un controllo maggiore sui contenuti caricati dagli utenti.
Già da tempo poi il sito ha cominciato ad ospitare contenuti legittimamente resi disponibili da vari network, come clip di programmi tv oppure interi film, anche se piuttosto datati, per cercare di attrarre introiti pubblicitari che nel recente passato sono diventati sempre più scarsi. La chiusura dell'accordo con le major, finalizzato in questo contesto a rendere il popolarissimo sito finalmente anche una fonte di reddito per i suoi proprietari, richiederebbe secondo molti un'ulteriore messa a punto della sua immagine, forse con la necessità di affiancare un secondo pay off allo storico “Broadcast yourself”.
Se gli accordi saranno stipulati e i test del servizio previsti per i prossimi mesi andranno in porto, il tutto potrebbe diventare realtà già dall'inizio del 2010 se non addirittura prima.
Settembre 2009



Dal web consigli su come usare Twitter per migliorare i propri affari
Alcuni studios di Hollywood li stanno già mettendo in pratica

Dell’uso di Twitter come strumento di marketing, in particolare da parte di addetti ai lavori del mondo del cinema, avevamo già parlato qualche mese fa, quando sul sito di microblogging cominciavano a spuntare in anteprima materiali promozionali di vari film.
Oggi, il fenomeno sembra cresciuto: sul sito sono sempre di più i profili di aziende, appartenenti ai settori più disparati, dalle auto alle compagnie aeree passando per l’industria alimentare, senza dimenticare il settore dell’intrattenimento.
In gran parte queste imprese fanno più che pubblicare qualche foto o farsi semplicemente pubblicità: cercano di dare un volto umano al loro marchio, gestendo i profili in maniera da instaurare una vera conversazione con gli utenti che li seguono.
È lo stesso Twitter ad indirizzare verso questo utilizzo, pubblicando una guida rivolta proprio all’uso da parte del mondo del business: si parte dalle istruzioni per i primi passi di chi è un nuovo utente per poi sottolineare le potenzialità che questo strumento offre alle aziende.
L’incentivo è a vederlo non solo come un mezzo per trasmettere informazioni ma come una possibilità di costruire relazioni.
Twitter permette infatti di avere un immediato feedback da parte dei clienti, cioè un ritorno di informazioni che consente di conoscere le loro opinioni sui prodotti, cosa funziona e cosa no, oltre ad avere suggerimenti su quello che può essere migliorato.
Altro consiglio, che si aggiunge alla prospettiva di offrire promozioni o indire concorsi mettendo in palio gadget vari, è quello di non focalizzarsi esclusivamente sull’aspetto promozionale ma includere nel proprio profilo anche altro, trattando di tutto ciò che può essere interessante per chi lo segue.
Molti suggerimenti per il business su Twitter si possono trovare anche in giro per il web: esprimere i valori della propria azienda, gli obbiettivi raggiunti e quelli futuri, parlare dal punto di vista degli impiegati ma soprattutto gestire bene il profilo, rispondendo spesso e nel modo giusto, mostrando agli utenti che le loro opinioni sono importanti e i loro suggerimenti vengono presi sul serio.
Anche il mondo del cinema, al pari degli altri settori, si è avviato su questa strada: oltre a molti attori, registi e produttori anche ben 20 studios hanno un account su Twitter e alcuni di loro si impegnano particolarmente a gestire il loro profilo seguendo i consigli appena citati, usando uno stile colloquiale che rende evidente la presenza umana dietro ai tweet. Tra i profili più attenti a questo aspetto di interazione e conversazione troviamo soprattutto quello della Disney/Pixar, Miramax e Magnolia.
In definitiva, il consiglio migliore ci sembra questo (dal sito change.org): “Twitter is what you make of it. You get out of Twitter what you put into it. This is the same of all Web 2.0 social networking sites.
Non basta cioè registrarsi ed avere un profilo affinché i propri affari migliorino; è necessario anche saperlo gestire.
Agosto 2009



Il 21 agosto sarà l’Avatar Day, anche in Italia
Per il pubblico 15 minuti in anteprima del nuovo film di James Cameron

Non c’è dubbio: per il lancio promozionale di Avatar James Cameron e la 20th Century Fox stanno facendo del loro meglio.
L’attesa è stata molto lunga: questo progetto è nato nella mente del regista ben 14 anni fa e la sua realizzazione ha richiesto più di 4 anni durante i quali se ne è parlato molto, stimolati anche dal riserbo delle fonti ufficiali.
Ora è venuto il momento di scoprire le carte e per promuovere l’uscita del film, prevista per il 18 dicembre, la strategia prevede di dare al mondo un consistente assaggio che faccia aumentare ulteriormente l’attesa.
Cameron ha iniziato con una serie di incontri per pubblico e addetti ai lavori, prima al Cinema Expo di Amsterdam, poi a Hollywood e infine al Comic-Con di San Diego.
Questi pochi fortunati hanno potuto assistere alla proiezione in anteprima di una ventina di minuti di Avatar, in maggioranza scene già completate della prima parte della storia ma anche qualche assaggio delle scene di combattimento finali del film, ancora con un aspetto non definitivo.
E mentre le anteprime accolte con grandissimo entusiasmo coinvolgono anche la stampa italiana, la notizia più interessante riguarda il pubblico: il 21 agosto in tutto il mondo verranno proiettati gratuitamente 15 minuti del film nelle sale 3D e IMAX 3D.
In quello che è stato battezzato come Avatar Day, uscirà contemporaneamente anche il trailer ufficiale del film, online e in tutti i formati, comprese le tradizionali due dimensioni. Non sono stati ancora comunicati i dettagli ma si sa già che l’Avatar Day coinvolgerà anche l’Italia. La strategia di Cameron e della Fox è dunque duplice: da un lato gli incontri con gli addetti ai lavori, nella speranza di contagiarli con la febbre del 3D e poter ottenere in futuro qualche sala stereoscopica in più in giro per il mondo, dall’altra il richiamo al pubblico, soprattutto per convincere chi non ha ancora mai provato questo tipo di esperienza cinematografica.
Tutto fa pensare che il successo sarà grande e così anche gli incassi, nonostante gli schermi predisposti al 3D non siano poi così tanti (2.500 su circa 39.000 in tutti gli USA), premiando la speranza di ripagare un film costato più di 200 milioni di dollari.
Dopo tanto lavoro James Cameron è tranquillo e sembra non avere dubbi: è convinto che Avatar sarà fantastico in ogni genere di formato, non soltanto in 3D.
Agosto 2009



The Pirate Bay venduto per 5 milioni e mezzo di euro; ora diventerà legale
Si ipotizza un nuovo modello di business per la condivisione di contenuti online

La Baia dei Pirati non sarà più una terra di frontiera a completa disposizione degli utenti del web. Il più grande bit torrent tracker, significativamente battezzato The Pirate Bay, è stato acquistato dalla Global Gaming Factory per la cifra di 5 milioni e mezzo di euro, con l'intento di rivoluzionarne la filosofia di base. Quello che dal 2003 ad oggi è stato un ponte per il peer-to-peer tra utenti liberi di scambiare ogni genere di informazione, anche quelle tutelate da copyright e che ha operato quindi ai limiti della legge, diventerà del tutto legale.
The Pirate Bay è un tracker, cioè un server che coordina il contatto tra utenti, dal quale essi scaricano soltanto le informazioni sui file che poi verranno condivisi; dichiara quindi di non occuparsi e non ritenersi responsabile del contenuto di ciò che viene scambiato, né del suo essere o meno coperto da diritti d'autore.
Ciononostante, la giustizia svedese solo pochi mesi fa ha condannato le menti che stanno dietro a The Pirate Bay, tre fondatori e un investitore, proprio per violazione dei diritti d'autore. La condanna consiste in un anno di prigione più una multa di 2,7 milioni di euro da pagare alle grandi case cinematografiche e discografiche che hanno fatto causa al sito, tra cui Warner Bros., Fox, Sony e EMI. Il gruppo sembra determinato a lottare e dopo un primo tentativo fallito di far invalidare la sentenza, ricorreranno in appello.
Dichiarano di voler usare i soldi che guadagneranno dalla vendita del sito per altri progetti in difesa della libertà di informazione e affinché Internet rimanga uno spazio aperto, senza accettare di pagare nessuna multa. Nel frattempo il loro sito, baluardo del libero scambio online, è passato nelle mani di un'azienda di software proprietaria di una rete di Internet cafè nel mondo che ha intenzione di accordarsi proprio con le major per rendere il sito un porto sicuro. Per essere del tutto legali è necessario pagare i diritti a chi possiede i contenuti, ma per convincere i 20 milioni di utenti di The Pirate Bay ad adattarsi alla nuova filosofia, serve una strategia. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, il direttore generale della Global Gaming Factory, Hans Pandeya, ne ha già pronta una.
L'idea è di usare i computer degli utenti del sito come una rete, la cui banda possa essere affittata a dei provider di Internet, come AT&T e Comcast. In cambio gli utenti riceveranno del denaro depositato in un account con cui poter comprare i contenuti che scaricano. Insomma, un baratto in piena regola: facendo pagare gli utenti in larghezza di banda, i soldi destinati alle major sarebbero in realtà i provider a tirarli fuori.
Questo è il piano nella teoria: una volta completata l'acquisizione del sito ad agosto, bisognerà vedere se e come le major saranno disponibili ad accordarsi e, soprattutto, se milioni di utenti saranno fedeli alla loro baia non più pirata o se decideranno di solcare altre acque del mare di Internet.
Luglio 2009



All'asta la Ennis House, progettata da Frank Lloyd Wright
Comparsa in numerosi film, è la casa diventata famosa con Blade Runner

Firmata dal celebre architetto Frank Lloyd Wright, è stata più volte usata come set sul grande e piccolo schermo e si trova ora in vendita all'asta per la cifra di 15 milioni di dollari.
Ennis House, dal nome della coppia che la commissionò, è una costruzione situata su una collina a Los Feliz, nei pressi di Hollywood a Los Angeles.
Costruita nel 1924 secondo uno stile ispirato alle rovine maya della città messicana di Uxmal, la casa ha subito negli anni un forte degrado, accentuato da un terremoto nel 1994 e da più recenti piogge torrenziali.
Dal 1980 questa casa, un edificio storico considerato un monumento oltre che un'opera d'arte architettonica, appartiene ad una fondazione che dopo una prima fase di ristrutturazione, non disponendo di maggiori risorse per prendersene cura, ha deciso di metterla all'asta.
La speranza è di trovare un acquirente amante dell'architettura che, oltre ai 15 milioni di dollari necessari per acquistarla, disponga anche di altri 6 o 7 milioni per rimetterla in sesto. Il progetto è che la casa torni ad essere abitata, visto che è questo l'uso per il quale fu progettata ben 85 anni fa, anche se una delle condizioni per l'acquisto sarà quella di riaprirla, per almeno alcuni giorni all'anno, alle visite del pubblico, ormai proibite dal 2007.
La casa negli scorsi decenni è infatti diventata meta dei turisti in visita a Los Angeles, proprio grazie alla sua comparsa sugli schermi cinematografici che risale già al 1959 con il film House on Haunted Hill e più tardi con The Day of the Locust, del 1975.
È però a partire dal 1982 che la Ennis House ha iniziato ad attirare i curiosi, dopo aver fatto la sua comparsa per una scena in esterni nel film di culto Blade Runner.
Alcune parti degli interni sono poi apparse in molti altri film tra cui Black Rain, The Karate Kid, Part III, The Thirteenth Floor e Rush Hour, oltre ad essere state usate come set per video musicali, spot e servizi fotografici di moda.
L'industria del cinema, oltre ad usare la casa come sfondo per esterni o come set vero e proprio, ne ha anche ricreato in studio alcune parti, curando in particolare i suo tratto peculiare, cioè i dettagli dello stile ornamentale definito textile block.
La Ennis House è comparsa anche in prodotti per il piccolo schermo, in particolare nella serie televisiva Buffy – L'ammazzavampiri e in una puntata di South Park.
Giugno 2009



Dopo il Blu-Ray, il nuovo standard per l'home video potrebbe essere il 3D
La guerra dei formati (a spese del pubblico) sembra essere senza fine

È accaduto circa un anno fa, a febbraio del 2008: il Blu-Ray ha vinto la battaglia degli standard video per l'alta definizione imponendosi sul suo diretto concorrente, l'HD-DVD.
Ora la Warner Bros. offre un'opportunità a coloro che avevano scommesso sullo standard perdente, attraverso il suo sito www.Red2Blu.com.
I cittadini degli Stati Uniti potranno ricevere, per soli 4,95 dollari a film (più spese di spedizione), un disco Blu-Ray per ogni HD-DVD originale posseduto tra quelli inseriti nel catalogo online della Warner.
La casa di produzione, in origine supporter del formato HD-DVD, col suo annuncio di abbandonare questo formato nel gennaio 2008, ha contribuito a decidere le sorti della battaglia in favore del Blu-Ray e ora vuole agevolare il passaggio dal laser rosso a quello blu. Sono infatti proprio le major, dell'industria dell'intrattenimento e dell'informatica, a decidere quali saranno gli standard video del futuro, in combinazione però con il fattore mercato. Le loro strategie si basano infatti anche sulle scelte del pubblico, di solito disponibile a passare ad un nuovo standard solo se questo viene offerto ad un prezzo abbordabile ai più.
Nel caso del Blu-Ray, le vendite negli Stati Uniti hanno spiccato il volo nei primi tre mesi dell'anno, arrivando a nove milioni di copie cioè quasi il doppio dello scorso anno; se entro l'anno verranno commercializzati dei player ad un costo più accettabile di quello attuale, allora anche l'ultimo scoglio alla diffusione di questo formato sarà superato.
In questo panorama però una considerazione è inevitabile e riguarda la grande velocità che si rileva nell'avvicendamento degli standard per il video.
Solo sei mesi fa dicevamo addio al caro vecchio VHS, al termine di una carriera durata circa trent'anni, mentre oggi che il Blu-Ray inizia ad affermarsi a tre anni dal suo debutto sul mercato, si parla già di nuovi supporti e concorrenti.
In particolare, oltre agli annunci di nuovi formati ottici che promettono grandi capacità di memoria e massima compatibilità con i vecchi player DVD, è il 3D a voler invadere le nostre case nel prossimo futuro.
Questa rivoluzione infatti non ha intenzione di limitarsi alle sole sale cinematografiche ma fin dall'inizio ha allargato i suoi interessi anche al settore dell'home video.
Al momento diverse case produttrici stanno lavorando ad uno standard casalingo per il 3D ma tra queste la Panasonic sembra avere un asso vincente nella manica: la collaborazione al film Avatar di James Cameron.
Proprio questo potrebbe essere il primo titolo pubblicato nel nuovo standard 3D su supporto Blu-Ray nel 2010, facendo da traino alla diffusione di apparati home video dedicati alla visione stereoscopica. Secondo le informazioni attuali, agli spettatori si richiederebbe di possedere un televisore al plasma e un lettore Blu-Ray dedicato appositamente al 3D. Mentre i supporti cambiano sempre più in fretta e sempre più contenuti vengono offerti anche gratuitamente online, il pubblico sarà disposto ad accettare la scommessa di un ulteriore nuovo standard video per vederselo poi magari sostituire tra qualche anno?
Maggio 2009



Il mondo del cinema è su Twitter
Più che un passatempo, un vero strumento di marketing

I social network sono ormai, molto più che una moda, una realtà consolidata del web di cui sembra che nessuno possa più fare a meno. E mentre nuovi siti e applicazioni continuano a nascere in una gara a chi si aggiudica il maggior numero di utenti, il fenomeno va oltre l'uso di singoli privati che li usano per tenersi in contatto con i loro amici. Questi strumenti iniziano ad essere utilizzati anche per altri scopi e nascono account per associazioni e aziende che li usano per promuovere eventi o prodotti.
Il fenomeno riguarda anche il settore del marketing cinematografico che si sta interessando in particolare ad uno di questi strumenti ora in grande ascesa: Twitter.
Si tratta del più popolare sito di microblogging che permette ai suoi utenti di inviare messaggi di non più di 140 caratteri per far sapere che cosa stanno facendo in ogni momento. Nato nel 2006 il sito ha man mano guadagnato interesse sul web fino a registrare un boom di utenti nei primi mesi del 2009, arrivando a marzo a superare la quota dei 9 milioni.
E proprio riguardo all'uso di Twitter anche al di fuori dell'utenza privata, è stata resa nota di recente anche la ricerca di una società di consulenza, la Gartner Inc., che sottolinea la possibilità per le aziende di sfruttare questo strumento a loro favore, in ben quattro modi.
In particolare tra questi viene segnalata proprio la creazione di account attraverso cui le aziende, pubblicando link o materiali ma anche rispondendo ai messaggi di singoli utenti, promuovono il loro marchio.
Esattamente questo è successo nelle ultime settimane nel mondo del cinema che, in forme diverse, sembra essere molto affascinato da Twitter.
Già durante il mese di marzo Slashfilm compilava una lunga lista di attori, produttori, registi a altri addetti ai lavori del mondo dello spettacolo con un account su Twitter.
Tra questi figuravano anche David Lynch, Judd Apatow, Jon Favreau, Diablo Cody, Ashton Kutcher e Robin Williams. Agli inizi di aprile, poi, la Lionsgate Pictures è stata la prima tra gli studios ad utilizzare questo strumento per pubblicare un materiale inedito: un nuovo poster del film Crank 2.
Anche per il remake del film di George Romero intitolato The Crazies è stato creato un account dal quale vengono pubblicate foto dal set e altre notizie sulla produzione in corso, mentre la Sony Pictures ha lanciato un gioco proprio per gli utenti di Twitter per pubblicizzare il film Terminator Salvation.
Recentemente poi, tre comici americani hanno deciso di organizzare una conversazione interattiva inviando messaggi attraverso il loro cellulare durante una proiezione di Crank 2. All'appuntamento fissato online per la proiezione di mezzanotte del 16 aprile a Burbank, Los Angeles, si sono presentati una trentina di utenti tra cui qualche attore, regista e un critico di Firstshowing.net.
Nonostante le premesse, cioè la scelta di un film d'azione che permetteva di essere parzialmente distratti e le raccomandazioni di posizionarsi nelle ultime file per non disturbare gli altri spettatori, il TwitFlix, cioè la conversazione interattiva su Twitter, si è arricchita di numerose critiche in tempo reale.
La polemica si è sviluppata online anche nei giorni successivi: la sacralità della sala cinematografica era stata violata e in più da alcuni addetti ai lavori, mancando di rispetto al resto del pubblico ignaro dell'intera operazione la quale, nonostante tutto, resta un'idea interessante.
Aprile 2009



Le nomination agli Oscar non fanno più bene al botteghino
Negli USA incassi deludenti per i nominati come Miglior Film; si salvano The Millionaire e Il curioso caso di Benjamin Button

Manca ormai molto poco alla cerimonia di consegna dei premi Oscar, in programma per il 22 febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles. Ma se per gli addetti ai lavori questo è un momento molto atteso, sembra quest'anno che per il grande pubblico potrebbe non esserlo altrettanto.
Un post di Slashfilm sottolinea infatti come i titoli nominati nella categoria Miglior Film agli Oscar di quest'anno non abbiano beneficiato dell'effetto di ritorno sugli incassi al botteghino (negli USA), come in genere succede.
Anzi, dei cinque film che si contendono il premio più ambito, per ora l'unico che sembra avere davvero messo d'accordo tutti, critica e pubblico, ottenendo anche dei buoni incassi è The Millionaire. Gli altri, a parte Il curioso caso di Benjamin Button, arrivato a 120 milioni di dollari negli USA, non hanno fatto registrare grossi guadagni.
Sempre riferendoci agli Stati Uniti, infatti, vediamo che Milk ha incassato 25 milioni di dollari, The Reader 16 milioni e Frost/Nixon 15 milioni. Stilando una classifica sulla base degli incassi totali che si prevede verranno raggiunti, la cinquina di quest'anno si troverebbe al secondo posto nella lista di quelle con meno successo di pubblico negli ultimi 15 anni, subito dopo i nominati del 2005 (Crash, I segreti di Brokeback Mountain, Truman Capote, Good Night & Good Luck, Munich).
Insomma, sembra che tra i gusti della gran parte di chi frequenta le sale e le scelte dei membri dell'Academy, un gruppo di addetti ai lavori, si sia creata una sfasatura per cui il richiamo alle statuette, così spesso utilizzato dal marketing cinematografico, forse non ha più la stessa efficacia di un tempo.
Considerato questo panorama Slashfilm si chiede allora: come sarà possibile risollevare gli ascolti della trasmissione televisiva della notte degli Oscar, dopo il picco negativo dello scorso anno, se i film in lizza non sembrano aver richiamato più di tanto l'attenzione del pubblico? Per quanto riguarda l'Italia, non possiamo stilare una classifica di incassi altrettanto esauriente, visto che ad oggi due dei cinque nominati come Miglior Film non sono ancora usciti: Il curioso caso di Benjamin Button lo vedremo dal 13 febbraio mentre The Reader sarà in sala la settimana successiva. Gli altri tre non sembrano aver tratto vantaggio dalla nomination, visti i risultati non straordinari: The Millionaire, uscito ad inizio dicembre ha finora incassato poco più di 3 milioni di euro, Milk in tre week-end ha totalizzato circa 1.800.000 euro e Frost/Nixon, uscito lo scorso venerdì, solo 286.000 euro.
febbraio 2009



La crisi finanziaria investe la Thompson e il marchio Technicolor
Il più grande produttore di DVD è a rischio fallimento

In pochi ne hanno parlato, anche se si tratta di una notizia di notevole importanza, tanto per l'industria cinematografica quanto per gli appassionati cinefili. La società francese Thompson SA, a cui appartiene il marchio Technicolor, sta attraversando una grave crisi finanziaria legata all'attuale recessione dell'economia mondiale. Questo significa che il più grande produttore e distributore di DVD e CD del mondo che ha tra i suoi clienti anche gli studios di Hollywood, rischia di fallire.
Ma non si tratta soltanto di questo: il marchio Technicolor è fra quelli che hanno scritto la storia della tecnica cinematografica. Infatti con questo nome si indica un noto procedimento cinematografico a colori, il secondo ad essere stato inventato e il più usato negli Stati Uniti per più di trent'anni, a partire dal 1922. Famosi sono rimasti proprio i colori, ottenuti grazie a questa tecnica, di film come Il mago di Oz e Cantando sotto la pioggia.
Anche dopo l'evoluzione dei procedimenti di ripresa e stampa, la Technicolor Motion Picture Corporation fondata nel 1915 a Boston, ha continuato a lavorare nel cinema restando al passo con le nuove esigenze di questo settore. Nel 2001 è stata poi acquistata dalla Thomson SA, colosso francese del settore dell'elettronica e dei media che ha recentemente annunciato di non aver trovato compratori né finanziatori per risolvere i suoi problemi di bilancio.
Il suo titolo in borsa ha subito grosse perdite e si attende ora una soluzione, sotto forma di fondi da parte di aziende private o pubbliche, forse addirittura dal governo francese.
Nel momento della difficoltà la Thompson ha dichiarato di voler concentrare le sue energie proprio nel settore dei servizi dedicati ai produttori di contenuti, cioè gli studi cinematografici e televisivi.
Questo significa che nei piani della Thompson il marchio Technicolor al momento ha la priorità, visto che gestisce un volume di affari relativo alla produzione di DVD, oltre che di dischi Blu-Ray, che nessun altro al momento è in grado di eguagliare.
La Thompson ha invece deciso di vendere le attività considerate non strategiche in questo momento, tra cui la Grass Valley, un'azienda che realizza prodotti di elettronica per il settore video tra cui (come ci fa notare Variety) anche la Viper digital camera, una delle più conosciute tra le videocamere digitali, quella con cui è stato girato Il curioso caso di Benjamin Button.
febbraio 2009



La pirateria non risparmia i film nominati agli Oscar
Il download da Internet senza scopo di lucro fa bene o male al cinema?

Da quando esistono i DVD e i siti di condivisione online, il fenomeno ha iniziato a manifestarsi come qualcosa di inevitabile: i film promossi dagli Studios per le nomination agli Oscar finivano online nel giro di pochi giorni, in versioni con qualità DVD.
In un recente post sul suo blog, il giornalista indipendente Andy Baio raccoglie i dati degli ultimi sei anni, compresi quelli riguardanti le recentissime nomination per le statuette 2009. Dai dati emerge che anche quest'anno, la quasi totalità dei film che si contenderanno i premi era già online nel giorno in cui le nomination sono state rese note. I circa 6000 membri dell'Academy, ricevono infatti a casa delle copie gratuite dei film che gli Studios vogliono promuovere e nel giro di una settimana questi sono già disponibili online, quest'anno con un leggero ritardo rispetto ai tempi degli scorsi anni. Ecco dunque che la spinosa questione della pirateria si ripresenta, in questo caso proprio all'interno del meccanismo cinematografico hollywoodiano.
Qualcuno suggerisce di sostituire l'invio di copie DVD ai membri dell'Academy con la visione in streaming, previa password, attraverso siti appositi. Soluzione già adottata nel 2008, per motivi economici, dai network televisivi che promuovono allo stesso modo le loro serie e show in vista degli Emmy Awards, anche questo sistema non è però del tutto sicuro. Forse tutto sommato è necessario vedere la questione da un altro punto di vista e riconsiderare il concetto stesso di pirateria.
Estesa ormai da diversi anni anche al download di materiale ad uso esclusivamente personale e senza scopo di lucro, secondo alcuni in questa forma essa farebbe addirittura bene al cinema. Il download da Internet non sostituirebbe infatti la visione in sala, che secondo i dati di incasso resta comunque apprezzata e forse riservata dagli amanti del cinema ai film a cui tengono di più. L'uso della condivisione online servirebbe invece ad ampliare la propria cultura cinematografica a tutta una serie di film che comunque gli spettatori, dovendo fare una selezione anche sulla base di motivi economici, non sarebbero andati a vedere. Forse proprio partendo da questo punto di vista, le grandi case cinematografiche hanno deciso di intraprendere la strada dello streaming online legale e gratuito, una soluzione che potrebbe rivelarsi la migliore sia per chi produce che per chi fruisce i film. Purtroppo in Italia siamo ancora piuttosto indietro in questo settore.
Infatti mentre i maggiori siti statunitensi come hulu.com o snagfilms.com non permettono ancora la visione dei loro materiali ai cittadini al di fuori degli USA, noi abbiamo per ora soltanto un primo sito (www.film-gratis.it) con un ristrettissimo numero di titoli che speriamo di veder aumentare quanto prima.
febbraio 2009



In vendita uno dei set de Il curioso caso di Benjamin Button
Una grande casa vittoriana a New Orleans, per poco meno di 3 milioni di dollari

Sarà nelle nostre sale soltanto dal 13 febbraio ma Il curioso caso di Benjamin Button ha già fatto molto parlare di sé aggiudicandosi ben 13 nomination ai prossimi Oscar.
E ora arriva dal web una curiosa notizia che riguarda proprio la strana storia di questo personaggio che nasce vecchio e, crescendo, ringiovanisce. Uno dei set principali in cui sono state effettuate le riprese del film con Brad Pitt e Cate Blanchett è ora in vendita. Nel film è l'ospizio in cui Benjamin viene cresciuto da quella che diventa la sua madre adottiva, nella realtà si tratta di una grande villa di più di 700 metri quadrati nel Garden district di New Orleans.
Composta da ben sei camere da letto e altrettanti bagni, una stanza della musica, una biblioteca, un ampio ingresso e molto altro, la casa è ora in vendita da Sotheby’s per la cifra di 2.85 milioni di dollari. Costruita nel 1832 e rinnovata in parte nel 1872, la villa si trova in un quartiere di New Orleans che ospita una delle meglio conservate collezioni di ville storiche del sud degli Stati Uniti, sorte durante un'epoca di prosperità per la città.
La casa, che ha ospitato ben tre generazioni della stessa famiglia, è sopravvissuta ad alcuni uragani tra cui quello che nel 2005 ha messo in ginocchio la città, Katrina.
Tuttora ricca di molti dettagli originali dell'epoca vittoriana, la casa è stata notata dal regista David Fincher che se n'è innamorato mentre andava alla ricerca delle location per il suo film. Per una panoramica della villa, ecco un video online.
gennaio 2009



Il cavaliere oscuro non uscirà in Cina
La Warner Bros arretra di fronte alla censura cinese

Secondo quanto riportato da Variety, la Warner Bros ha abbandonato i suoi progetti di distribuire Il cavaliere oscuro in Cina.
Una breve dichiarazione della major motiva la decisione sulla base di una serie di condizioni pre-distributive e col fatto che alcuni elementi del film potrebbero non essere adatti alla sensibilità culturale della popolazione cinese.
In mancanza di ulteriori precisazioni, sono state suggerite dai commentatori online alcune ipotesi su cosa in concreto abbia portato a questa scelta.
Quello che ha trattenuto la Warner potrebbe essere innanzitutto la presenza nel film di alcune scene girate ad Hong Kong in cui Batman dà la caccia ad un criminale cinese. Inoltre nel cast compare un attore di Hong Kong la cui reputazione era stata offuscata nell’ultimo anno dalla pubblicazione di immagini in cui intrattiene rapporti intimi con parecchie donne. Japan Today aggiunge che la Warner non ha neanche tentato di sottoporre il film al vaglio della censura cinese, forse memore di altri film stranieri a cui negli anni scorsi era stata resa difficile l’uscita in Cina, tra cui Memorie di una Geisha e I segreti di Brokeback Mountain.
Oltre alla censura, esercitata da un apposito organismo addetto a controllare la correttezza politica e morale dei film, molto sensibile a come in essi viene trattata la cultura cinese, entrano in campo anche forme di protezionismo.
Il risultato è che nel mercato cinematografico cinese tuttora in crescita, seppur ancora piccolo in confronto con quello U.S.A., escono ogni anno soltanto 20 film stranieri.
In questo caso, a subire il destino di oscuramento è il film campione d’incassi 2008 negli Stati Uniti che nel mondo ha raccolto 996 milioni di dollari guadagnandosi il 4° posto nella classifica box office di tutti i tempi e per il quale si sente profumo di Oscar.
Nonostante tutto però, possiamo sperare che gli spettatori cinesi interessati a vedere Il cavaliere oscuro siano riusciti comunque a guardarlo se è vero che, come riporta ancora Japan Today, nelle strade di molte città della Cina si trovano facilmente in vendita copie pirata dei film di Hollywood, tra cui già da mesi anche The Dark Knight.
gennaio 2009



Un concorso su YouTube per vincere il Sundance Film Festival
Cortometraggi online, sognando Park City: c'è tempo fino al 14 dicembre

Per gli aspiranti filmmakers che sognano di andare al Sundance Film Festival, la rete offre un'occasione molto interessante. YouTube, Moviefone e il Sundance Film Festival promuovono infatti un concorso dal titolo Project: Direct.
Possono partecipare cortometraggi della durata massima di 5 minuti, con dialoghi in lingua inglese oppure sottotitolati in inglese, che dovranno essere caricati su YouTube entro il 14 dicembre. I video dovranno contenere un telefono rosso, anche sottoforma di immagine o fotografia e due tra gli accessori di scena indicati sul sito del concorso, scelti tra i film più importanti ospitati dal Festival nei suoi 25 anni di attività.
Dopo la selezione della giuria del Sundance, i dieci video finalisti saranno giudicati dalla community di YouTube che decreterà il fortunato vincitore di un viaggio a Park City, nello Utah. Il suo cortometraggio verrà proiettato all'interno del Festival che si terrà dal 15 al 25 gennaio 2009 e, oltre ad un incontro col Direttore della Programmazione del Sundance, il vincitore riceverà anche un assegno di 2.500 dollari.
A presentare l'iniziativa con un video su YouTube è Darren Aronofsky, regista di The wrestler, la cui carriera prese il via, nel 1998, proprio con la partecipazione al Sundance Film Festival dove presentò con successo il suo film Pi - Il teorema del delirio.
I vincitori del concorso, aperto alla partecipazione di cittadini residenti in U.S.A., Canada, Brasile, Regno Unito, Italia, Spagna e Francia, verranno resi noti ad inizio gennaio.
dicembre 2008



ListenToAMovie.com: se non potete vederlo, ascoltatelo
Un sito offre in streaming i file audio di oltre mille film

Il nome dice già tutto: listentoamovie.com è un sito web che permette di ascoltare la traccia audio di un film online.
Il sottotitolo spiega anche a chi è rivolto un sito come questo: for the cubicle workers of the world, cioè per chiunque svolga un impiego d'ufficio, incatenato ad una scrivania.
L'idea è che se vi annoiate al lavoro o siete stanchi di ascoltare le stesse canzoni che si ripetono alla radio, potrebbe venirvi voglia di ascoltare uno dei 1457 film che il sito propone. Si va da Sherlock Holmes Solves the Sign of the Four del 1913 fino a Epicenter del 2007, passando per titoli più conosciuti come Forrest Gump, Ritorno al Futuro, Sin City, Matrix e molti molti altri.
Scegliendo tra le categorie, si può consultare una scheda con le informazioni principali del film per poi ascoltarlo; in alcuni casi è disponibile anche un commento al film, con interviste al regista o agli attori, perlopiù tratte dagli extra della versione in dvd.
Il sito, che offre anche una piccola quantità di episodi di serie tv come I Simpson e Arrested Development, permette anche di acquistare i dvd dei film che ci sono piaciuti all'ascolto. Una curiosità che certo non sostituisce la visione integrale di un film ma potrà essere interessante soprattutto per chi desidera apprezzare le versioni originali, ascoltando la recitazione di attori che siamo soliti vedere doppiati sui nostri schermi.
dicembre 2008



Cercasi comparsa per l’ultimo film di Judd Apatow
Un concorso su MySpace per partecipare a Funny People

Di solito non vediamo il poster di un film prima che la sua produzione sia terminata ma il caso dell'ultimo film di Judd Apatow è diverso. Funny People si trova ancora nella fase delle riprese e non uscirà fino al 31 luglio 2009 ma è già online il suo primo teaser poster. Questo perchè la Universal Pictures e MySpace hanno indetto un concorso che permetterà ad un fan dei film di Apatow di fare da comparsa proprio nel suo ultimo film. Il fortunato si aggiungerà col suo walk-on role al cast di Funny People, già composto da Adam Sandler, Seth Rogen, Eric Bana, Jonah Hill e Jason Schwartzman.
Per partecipare è necessario autenticarsi su MySpace.com, il social network di ormai diffusissimo uso e visitare la pagina ufficiale del film.
Bisogna poi, usando al massimo 100 parole, lasciare un commento in cui si sostiene la propria candidatura, il tutto entro l'8 dicembre.
Saranno premiati la qualità dell'espressione, l'originalità e l'entusiasmo e a giudicare dallo spropositato numero di commenti che la pagina ha già raccolto, sembra che ci sarà soltanto l’imbarazzo della scelta.
Il film, terza pellicola del regista di Molto incinta e 40 anni vergine, è ambientato nel mondo del cabaret dove un comico di successo che attraversa un momento difficile incontra un ragazzo che sogna di fare la sua stessa carriera.
Per vedere l’effetto delle loro battute calandosi nel ruolo di cabarettisti Adam Sandler, Seth Rogen e Jonah Hill, prima di girare, hanno recitato di fronte ad un ristretto pubblico in un teatro di Los Angeles.
novembre 2008



Viva il marketing virale
Quando l’interesse per il cinema è suscitato attraverso vie misteriose

Le parole d’ordine sono curiosità e coinvolgimento, i canali principali Internet e l’ambiente urbano.
È attraverso queste vie che il marketing cinematografico moderno si aggiorna e cambia faccia.
Sono moltissimi gli esempi che possiamo cogliere di questo fenomeno, spesso etichettato come marketing virale e di sicuro ce ne saranno altrettanti di cui non ci siamo neanche accorti.
Si perché la strategia di base utilizzata per promuovere i prodotti cinematografici negli ultimi tempi è proprio questa: stimolare interesse, catturare l’attenzione svelando solo all’ultimo momento che si stava preparando il terreno per l’uscita di un film.
Quindi, oltre al moltiplicarsi di making-of e clip video di anticipazioni, ecco comparire su Internet siti assolutamente plausibili di prodotti o società che esistono soltanto nei mondi fittizi creati da un certo film.
Un esempio è il sito web della della ipotetica casa costruttrice dei robot dell’ultimo film Pixar Wall-E, con tanto di immagini e caratteristiche per i vari modelli, proprio come se fossero dei normali prodotti in commercio.
Oppure un sito recentemente comparso in rete e che riguarda 2012, l’ennesimo film catastrofico del regista Roland Emmerich: la pagina web presenta un istituto per la continuazione della specie umana che offre la possibilità di far parte della piccola rappresentanza del genere umano che verrà preservata dalla distruzione della Terra.

Oltre che nel mondo virtuale, le stesse strategie vengono applicate anche nell’ambiente in cui viviamo: camminando per una strada di San Francisco, un giorno come gli altri potremmo vedere una scritta per terra realizzata con stencil e bomboletta e pensare che sia stato il divertimento di un ragazzo.
Può trattarsi invece, anche qui, di una forma pubblicitaria per un film, come è successo per Babylon A.D. lo scorso settembre, con un’operazione già precedentemente attuata dalla NBC per promuovere uno show televisivo e multata dall’amministrazione pubblica.
Sempre a San Francisco c’è chi si è imbattuto in frasi, apparentemente scritte a pennarello su carta, che sembrano messaggi di un ex-fidanzato risentito, con tanto di blog annesso e si rivelano invece parte del piano di marketing per il film Forgetting Sarah Marshall.

Accanto alla curiosità, c’è una strategia più diretta, quella del coinvolgimento dello spettatore ed ecco qui tornare in primo piano lo strumento della rete come principale canale di comunicazione.
Lo spettatore di Choke viene ad esempio invitato ad andare al cinema portando quanti più amici e conoscenti con sé per poter vedere battezzare col suo nome un personaggio del successivo libro di Chuck Palahniuk, già autore di quello da cui Choke era stato tratto. Oppure si invitano i fans dei film di Judd Apatow a lasciare un commento sulla pagina di MySpace dedicata al suo ultimo film per poter vincere un ruolo da comparsa proprio in Funny People.

Insomma, ci troviamo di fronte a tutto un mondo di comunicazione che cresce attorno all’oggetto film, il quale sembra quasi alla fine ricoprire il ruolo meno rilevante rispetto a tutto quello che gli gira attorno.
Proprio in questa prospettiva però, la scelta di agire in maniera trasversale, attraverso operazioni che creano un background di conoscenza e curiosità in uno spettatore ancora ignaro della prossima uscita di un determinato film, potrebbe risultare vincente.
Potrebbe essere infatti la via giusta per sfuggire a quell’effetto di saturazione dell’interesse che spesso si crea con un marketing molto più esplicito in cui notizie, immagini e indiscrezioni indirizzate in modo troppo insistente sugli spettatori, finiscono per ottenere l’effetto contrario a quello desiderato.
Succede nel caso delle grandi produzioni di cui si inizia a parlare mesi e mesi prima, riportando ogni minimo avvenimento che le riguarda: alla fine, ne sappiamo già così tanto di quel film che la sua visione ci sembra quasi un inutile sovrappiù.
Ben vengano allora le strategie trasversali se possono incuriosirci mantenendo comunque intatto il nostro desiderio di sala cinematografica.
Novembre 2008



Wall-E e la corsa all'Oscar come Miglior Film
È iniziata la campagna promozionale della Walt Disney

A fine ottobre la copertina dell'edizione giornaliera cartacea della prestigiosa rivista Variety era stata acquistata dalla Disney per pubblicare un'immagine promozionale di Wall-E (eccola qui).
L'iniziativa era soltanto l'inizio di una vera e propria campagna lanciata dai Walt Disney Studios per promuovere la candidatura dell'ultimo film Pixar ai prossimi premi Oscar.
In particolare, oltre al premio come Miglior Film d'Animazione, gli studios puntano al più prestigioso di tutti i premi, quello per la categoria Miglior Film, mai assegnato finora ad un film d'animazione.
Un premio che non sarebbe poi così fuori luogo attribuire ad un film d'animazione, in un'epoca in cui la maggioranza dei film “tradizionali” fa un uso massiccio di tecnologie digitali.
Ad avvicinarsi più vicino di tutti al premio come Miglior Film era stata La bella e la bestia che nel 1991 era riuscita ad ottenere una nomination in questa categoria, senza però poi vincere. Proprio in seguito alle critiche di conservatorismo e poca attenzione riservata ai prodotti d'animazione rivolte all'Academy, nel 2001 era stata istituita la categoria Miglior Film d'Animazione.
Già nella scorsa edizione però era apparsa in modo lampante la grande difficoltà per un film di questo genere, pure se con grandi incassi e ottime critiche come nel caso Ratatouille, di entrare nella categoria più importante degli Oscar.
Ciononostante, forte del grande entusiasmo raccolto fin dalla sua uscita negli U.S.A. lo scorso giugno, oltre che dei dati del box-office, la Disney ha deciso che vale la pena dedicare tempo e risorse al sostegno di questa causa.
Gli studios sembrano non preoccuparsi del pericolo che promuovere il film in due nomination possa dividere i voti degli oltre 6000 membri votanti dell'Academy, rischiando così di diminuire le possibilità di riuscita.
Alcuni commentatori hanno segnalato come alcune dichiarazioni di Andrew Stanton potrebbero giocare a sfavore di Wall-E, visto che il regista del film ha affermato che non gli importa dell'audience né tanto meno dei rapporti di marketing.
Forse in realtà proprio l'arroganza attribuita a Stanton potrebbe essere la carta vincente di Wall-E, ciò che ha permesso a questo regista di confezionare un film d'animazione che si distingue nettamente da quelli realizzati finora, rendendo il confine con il cinema tout court labile come non mai.
Proprio per far crescere l'attenzione sul film e promuovere la sua candidatura, sono in questi giorni moltissimi i materiali e le curiosità pubblicati online, che arrivano a comprendere addirittura lo screenplay originale.
Le strategie di marketing sono infatti un elemento fondamentale e lungamente studiato per far crescere l'attenzione dei media attorno ad un determinato film e mettere in moto quel complesso e a volte insondabile meccanismo che porta l'Academy a premiare un candidato piuttosto che un altro.
Le nomination verranno annunciate il 22 gennaio, esattamente un mese prima della premiazione. Non ci resta che aspettare e, nel frattempo, buona fortuna Wall-E!
novembre 2008



Finisce l'epoca del videoregistratore
Il supporto VHS sarà disponibile solo nei lettori combinati

La JVC ha annunciato che interromperà la produzione di videoregistratori stand-alone, decretando ufficialmente superato il formato VHS. Verranno ancora prodotti i modelli combinati, in cui la lettura delle videocassette è integrata in lettori di formati digitali, ma la notizia segna indubbiamente un momento di passaggio epocale.
Azienda produttrice di elettronica fondata a Yokohama nel 1927, la Victor Company of Japan, è nota per i suoi prodotti professionali destinati alla produzione televisiva ma anche per i prodotti consumer.
Nel corso della sua storia, cominciata con la produzione di grammofoni, dischi e poi televisori, ha introdotto numerose innovazioni nel settore aprendo nel frattempo sedi in tutto il mondo.
La novità che ha avuto maggior successo è stata proprio lo standard video VHS, introdotto dalla JVC nel 1976 e che si è imposto sul concorrente Betamax marcato Sony grazie alla maggior durata del nastro per la registrazione.
A partire dal primo videoregistratore per l'home video, conservato al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, nel corso di più di 30 anni sono stati prodotti circa 900 milioni di videoregistratori in tutto il mondo, di cui 50 milioni firmati JVC.
Se dunque da un lato questa può sembrare soltanto una notizia curiosa, la morte delle videocassette segna un taglio netto rispetto all'era analogica, già ampiamente oltrepassata nella pratica quotidiana dell'home video, da numerosi dispositivi digitali.
Oltre alla JVC, già molte altre importanti aziende del settore offrono il supporto al VHS soltanto nei dispositivi combinati, come funzionalità aggiuntiva ai lettori dello standard attualmente più diffuso, il DVD, mentre inizia ad affacciarsi sul mercato il nuovo formato Blu-Ray.
novembre 2008



Primi effetti della crisi economica sull'industria dell'intrattenimento
Tagli agli investimenti delle major; agli spettatori resta il più economico home entertainment

La crisi che ha investito l'economia mondiale nelle ultime settimane sta avendo ripercussioni in molti settori produttivi e tra questi l'industria dell'intrattenimento non fa eccezione.
Da Hollywood cominciano ad arrivare i primi segnali di riduzione degli investimenti: la NBC Universal taglierà 500 milioni di dollari dal budget del prossimo anno, mentre la Paramount Pictures ha annunciato che realizzerà solo 20 dei 25 film previsti per il 2009.
La decisione arriva dopo lo scioglimento, avvenuto di comune accordo, del legame con la Dreamworks di Steven Spielberg che per la Paramount era autorizzata a produrre fino a otto film l'anno.
Anche il cinema russo è stato colpito dalla crisi: ben un terzo dei film in via di realizzazione è stato bloccato.
Da parte loro, le produzioni rimaste in piedi si preparano ad adeguarsi alla situazione in atto: le major punteranno probabilmente sui film d'evasione, storie che permettano al pubblico di dimenticare i problemi della vita quotidiana, mentre la televisione, negli States, ha già iniziato ad attingere dai temi d'attualità.
Nei palinsesti tv si va infatti dai consigli su come risparmiare nella vita di tutti i giorni fino alle serie i cui eroi sono proprio lavoratori colpiti dalla crisi, impegnati nel tentativo di uscirne. Anche dal punto di vista dei consumatori, destinatari ultimi delle conseguenze più concrete della crisi economica, c'è da aspettarsi una ricaduta, in primo luogo sulla quantità di denaro investito nel settore nell'intrattenimento.
Un articolo del Time ipotizza che, in un momento in cui è costretta a privarsi di svaghi dispendiosi, la gente si sentirà giustificata a concedersi comunque delle forme di divertimento più economiche. Se dunque potrà essere necessario rinunciare a viaggi e costosi eventi sportivi, di musica live o simili, potrebbero mantenersi stabili e addirittura incrementare gli interessi del settore dell'home entertainment.
Divertimento casalingo dunque e, secondo questa previsione, prospettive rosee per settori già al momento in crescita come quello dei video game, oltre a DVD, Blu-Ray e tv via cavo. In questo panorama possiamo immaginare che sarà sempre più oggetto di attenzione anche il cinema online, diffuso ormai, nella sua forma legale, attraverso i molti siti che propongono la visione di film in streaming.
novembre 2008



Quando la pubblicità si traveste da cinema
Online un nuovo sorprendente spot della campagna pubblicitaria Sony Bravia

Sta andando in onda nei paesi dell'Asia del Pacifico e possiamo già vederlo online: è il nuovo spot Sony Bravia.
Per promuovere i suoi televisori ad alta definizione, la Sony ormai da un paio d'anni ha lanciato una campagna promozionale di grande impatto visivo che si basa sull'idea del colore che esplode ed invade uno scenario ogni volta differente e di grande attrattiva.
Tutto è cominciato con una cascata di palline colorate per le strade in discesa di San Francisco, poi il concerto di spruzzi a Glasgow, i coniglietti di pongo a New York, i fili che ricoprono una piramide di Giza e così via.
L'ultimo spot è un gigantesco e coloratissimo domino che si snoda tra strade, palazzi e distese sabbiose, girato in India lo scorso agosto. Quello che colpisce di più, oltre al fatto che questi spot si distinguono dalla massa pubblicitaria televisiva in quanto si tratta di interruzioni che si fanno apprezzare, sono i mezzi messi in campo per la loro realizzazione.
Dai video online che riguardano il backstage, infatti, ci si rende conto di quanto lavoro sia stato necessario per ottenere uno di questi spot che durano un minuto o al massimo due. Una preparazione che non ha nulla da invidiare a quella di un set cinematografico e che, sorprendentemente, non si basa neanche poi più di tanto su effetti digitali.
La cosa salta all'occhio nel caso di quest'ultimo spot, dove i grandi pezzi di domino sono stati costruiti, dipinti e posizionati uno alla volta ma forse ancora di più colpiva nello spot con i coniglietti. In quel caso, infatti, si trattava di un lavoro tutto realizzato in stop motion, grazie all'impegno di ben 40 animatori.
Insomma, abbiamo di fronte dei prodotti di livello cinematografico per le idee, il linguaggio e i mezzi messi in campo, ma che seguono tutt'altra direzione rispetto alle produzioni attuali, sempre più spesso affidate alla tecnologia digitale.
ottobre 2008



Turismo cinematografico: vivere un “Giorno della Marmotta”
Il set di Ricomincio da capo diventa un b&b

In Italia lo conosciamo come Ricomincio da capo ma il titolo originale è Groundhog Day che significa “Giorno della Marmotta”.
Si tratta di una divertente commedia del 1993 interpretata da Bill Murray e Andy MacDowell, inserita da Premiere Magazine tra le 50 migliori commedie di tutti i tempi.
La storia è quella di Phil, un meteorologo interpretato da Murray, inviato nella cittadina di Punxsutawney per un reportage sul “Giorno della Marmotta”, una festa realmente celebrata negli Stati Uniti il 2 febbraio.
In questa ricorrenza l'intera comunità si riunisce per attendere che una marmotta esca dalla sua tana e sapere di conseguenza, in base alla presenza o meno del sole, per quanto tempo si protrarrà il freddo invernale. Bloccato dalla neve nella piccola cittadina, Phil si sveglia nella sua camera d'albergo il giorno dopo e quello dopo ancora rivivendo sempre gli stessi eventi, senza riuscire ad impedire che il "Giorno della Marmotta" si ripeta all'infinito.
Ora proprio la casa vittoriana usata per le riprese degli esterni del Cherry Street Inn, l'albergo in cui alloggia Phil nel film, è stata comprata per la cifra di 435.000 dollari. L'intenzione dei nuovi proprietari è di trasformarla in un b&b da cinque camere che prenderà il nome di The Royal Victorian Manor.
L'edificio si trova nella cittadina di Woodstock, nell'Illinois; è qui che sono state effettuate le riprese del film. Alcune targhe lo ricordano e tra queste ce n'è una nel punto in cui giorno dopo giorno Phil si bagna sempre nella stessa pozzanghera; la scritta dice "Bill Murray è inciampato qui".
Anche se i futuri gestori non sembrano puntare troppo sulla parentela con il film, il loro b&b attirerà sicuramente qualche fan di Groundhog Day, nella speranza che al risveglio non sia tutto uguale al giorno precedente.
ottobre 2008



Il miglior film del 2008 è nella classifica di IMDb
I pareri degli utenti online anticipano le nomination agli Oscar?

Il web è pieno di siti che parlano di cinema e tra questi molti permettono agli utenti di votare i loro film preferiti.
Tra i tanti siti online c'è un archivio particolarmente vasto e accreditato, nato nel “lontano” 1990 da un gruppo di discussione di fans appassionati di cinema.
Le informazioni raccolte da questi utenti divennero poi un database in cui era possibile effettuare delle ricerche e nel 1993, con l'ingresso online, IMDb divenne il primo sito Internet dedicato al cinema.
Da allora, imdb.com raccoglie il parere degli utenti, stilando una classifica dei 250 migliori film di tutti i tempi.
Secondo Awards Daily, un sito di notizie che si occupa soprattutto di Oscar e nomination, questa classifica può essere una buona fonte di indicazioni riguardo le nominations nella categoria Miglior Film.
Tra i primi 15 titoli della classifica, infatti, ben 11 hanno ricevuto questa prestigiosa nomination e il numero sale a 32 allargando lo sguardo ai primi 50 titoli della stessa classifica.
Proprio nella top-fifty spiccano alcuni titoli da considerare eccezioni che confermano la regola. Si tratta infatti di film non nominati dall'Academy all'epoca della loro uscita ma il cui valore è stato poi ampiamente riconosciuto ed è oggi indiscutibile.
Tra questi, troviamo ben quattro film di Hitchcock: La finestra sul cortile, Psycho, Intrigo internazionale e Vertigo.
Tra le eccezioni trovano posto anche Fight Club e Seven, entrambi di David Fincher che secondo Awards Daily potrebbe essere un nuovo caso di macroscopica svista da parte dell'Academy, controbilanciata dal riconoscimento del pubblico.
E per il futuro? Solo due film di quest'anno compaiono nella classifica dei migliori 250, in posizioni piuttosto alte: The Dark Knight e WALL-E.
Per sapere se verranno nominati dovremo aspettare fino a febbraio 2009; per ora limitiamoci a notare come l'opinione del pubblico abbia trovato nella rete uno strumento di espressione dal potere ineguagliabile.
ottobre 2008



Nel Guinness dei primati per aver guardato 57 film di seguito
Stabilito nuovo record di visione ininterrotta di film

Quanti film di seguito sareste in grado di guardare, senza addormentarvi né distogliere gli occhi dallo schermo?
C'è qualcuno negli Stati Uniti che ha stabilito il nuovo record del mondo restando davanti ad uno schermo per 123 ore e 10 minuti.
Il campionato mondiale di visione ininterrotta di film è stato organizzato e promosso da Netflix, una delle maggiori catene americane di dvd a noleggio e streaming online.
Per battere il precedente record mondiale di 120 ore e 23 minuti, la società aveva messo in palio ben $10,000.
Netflix, che proprio recentemente ha stretto un accordo con Starz Entertainment per ampliare il suo catalogo di film online e che si appresta a rendere il suo servizio di streaming compatibile anche per i Mac, ha organizzato l'evento in una struttura trasparente installata al centro di Times Square, a New York.
Iniziata il 2 ottobre, la maratona è partita con 8 concorrenti, tra cui anche i detentori di record precedenti nella stessa “disciplina”.
Le regole per poter stabilire il record mondiale prevedevano che i partecipanti non staccassero mai gli occhi dallo schermo, anche se una pausa di 10 minuti era concessa tra un film e l'altro.
Alla fine, i vincitori sono stati la tedesca Claudia Wavra e Suresh Joachim, canadese originario dello Sri Lanka. Quest'ultimo è un vero professionista dei record: ne detiene già ben 32 tra cui quello di visione televisiva ininterrotta di 69 ore e 48 minuti e il record di ballo di 100 ore. Per tenersi svegli durante l'impresa i vincitori hanno chiacchierato e fatto degli esercizi, oltre a mangiare e bere ma sempre senza perdere di vista lo schermo.
Sotto il controllo di un gruppo di giudici e di personale medico i due hanno guardato la bellezza di 57 film, tutti fino all'ultimo titolo di coda, come da regolamento.
L'ultimo titolo, Thelma e Louise, è stato portato loro da Susan Sarandon in persona, che li ha incoraggiati a fare un ultimo sforzo per stabilire il record.
ottobre 2008



“Volete comparire nel prossimo libro di Chuck Palahniuk?”
Passaparola online per promuovere Choke negli U.S.A.

Se negli ultimi tempi si vedono esempi sempre più originali e audaci di marketing cinematografico progettati dalle case di distribuzione, quello di Choke è un caso di caro vecchio passaparola tra fans aggiornato al web che però promette una ricompensa fuori dal comune.
Il film che si cerca di promuovere è la trasposizione cinematografica dell'omonimo libro di Chuck Palahniuk, un autore che ha visto crescere la sua fama proprio grazie alla versione per il grande schermo del suo primo romanzo, Fight Club. Interpretato da Sam Rockwell e Angelica Huston e presentato la scorsa estate al Festival di Locarno, il film sarebbe dovuto uscire in Italia il 3 ottobre ma è stato spostato a data da destinarsi.
Il 26 settembre, preceduto dall'appello sul sito web ufficiale dei fans dell'autore (http://chuckpalahniuk.net/) di andare al cinema, Choke è uscito invece nelle sale americane, guadagnando poco più di un milione di dollari.
Il week-end successivo dallo stesso sito web è partito un concorso che spronava a convincere più persone possibili ad andare a vedere il film, chiedendo di documentare tutto con delle foto. L'operazione è nata sia per permettere a Choke di rimanere in sala ancora qualche settimana ma anche, come spiegato dal sito stesso, per spronare gli studi che detengono le opzioni della maggioranza dei romanzi dell'autore a procedere con gli adattamenti cinematografici. L'originale ricompensa promessa al vincitore del concorso online è vedere battezzato con il proprio nome uno dei personaggi del prossimo libro dell'autore.
Conclusosi il week-end, con un risultato di incassi in realtà inferiore a quello della settimana precedente, in questi giorni al sito stanno arrivando le email con le foto dei partecipanti al concorso. Anche se l'operazione pubblicitaria si può dire che non abbia ottenuto grande successo, è un curioso notare come il fortunato legame che l'autore ha creato tra i suoi libri e il cinema, si sia chiuso in un circuito che non porta più solo i personaggi dalla pagina allo schermo ma anche dalla realtà al libro e poi, chissà, forse di nuovo al cinema.
ottobre 2008



Il trucco c'è e (qualche volta) si vede
Spettatori appassionati a caccia di errori sullo schermo

All'interno del meccanismo cinematografico, basato sull'immedesimazione dello spettatore nelle illusioni create sullo schermo, ogni tanto delle piccole imperfezioni ci ricordano che siamo davanti ad un prodotto di finzione.
Se la maggior parte degli spettatori non notano queste sviste, ce ne sono alcuni per i quali la caccia agli errori è una sfida molto divertente.
Può trattarsi di oggetti che compaiono, scompaiono, cambiano magicamente di posto, piccoli dettagli che si modificano nelle successioni di campi e controcampi, modifiche nell'illuminazione, incongruenze nella storia, riflessi che rivelano cameraman o microfoni, ecc ecc. Molte segnalazioni di questi errori si trovano sul web, in appositi siti.
Moviemistakes.com è forse il migliore di questi perché, oltre a contenere un vasto archivio sui film del passato e molte curiosità, viene continuamente aggiornato anche sui film appena usciti. Nella classifica dei film con più errori si trovano titoli molto famosi come Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Guerre Stellari, Titanic e molti altri.
Oltre al cinema, il sito si occupa anche delle serie tv: Simpson, Friends, Lost, Scrubs, ecc. In Sex and the city un errore si trova addirittura nella sigla: dall'autobus con l'immagine di Carrie che le passa accanto schizzandola d'acqua, in un attimo scompaiono magicamente tutti i passeggeri. Se vi spaventa l'inglese, poi, esiste anche un sito italiano con un vasto archivio di film e segnalazioni: www.bloopers.it.
ottobre 2008



Michael Moore chiama i giovani al voto col suo ultimo documentario
Slacker uprising gratis sul web dal 23 settembre

L'ultimo documentario di Michael Moore sarà scaricabile gratuitamente per 3 settimane a partire dal 23 settembre, dal sito http://slackeruprising.com/ per gli utenti di Canada e U.S.A.
Il regista che ha incassato milioni di dollari al botteghino coi suoi documentari, stavolta cambia strada e sceglie la distribuzione sul web, come già accaduto nel settore della musica per i Radiohead.
Moore dichiara di voler fare un regalo ai suoi fans e festeggiare vent'anni di attività come filmmaker. L'unico vero obbiettivo di questo film, secondo le parole del regista, è stimolare i giovani americani ad andare alle urne il prossimo novembre.
Slacker uprising
racconta il viaggio che Moore fece nel 2004, all'indomani dell'uscita di Fahrenheit 9/11, attraverso 62 città statunitensi.
Tra queste, lo Slacker Uprising Tour si concentrò soprattutto sui campus universitari in una sorta di campagna elettorale parallela che spronava i ragazzi ad andare a votare. All'epoca i sondaggi informavano che solo un esile margine di preferenze separava i candidati John Kerry e George W. Bush e Moore era convinto che la fascia dei giovani votanti potesse fare la differenza, evitando la riconferma del presidente in carica.
Il suo viaggio durò 45 giorni tra partecipazioni di personaggi famosi come Eddie Vedder, Viggo Mortensen, REM e contestazioni da parte di gruppi di studenti repubblicani, accuse e tentativi di qualche politico di bloccare alcune date del tour.
Anche se l'esito finale, come ben sappiamo, ha decretato la vittoria di Bush, in effetti la percentuale di giovani votanti nelle elezioni del 2004 è salita rispetto al passato.
Ora, sperando forse di aumentare l'efficacia del suo messaggio, Michael Moore per l'uscita del suo film preferisce la rete alle sale cinematografiche. Slacker uprising, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival dello scorso anno con il titolo Captain Mike Across America, sarà disponibile anche sul sito www.blip.tv e, successivamente, in DVD.
settembre 2008



Il futuro dell'esperienza cinematografica
Tra innovazioni tecniche e soluzioni creative

Nel panorama attuale sempre più spesso troviamo il cinema fuori dalle sale: in case attrezzate con dolby surround, alta definizione e schermi giganti, sul Web grazie a siti che offrono noleggio di copie digitali e streaming online.
E se una parte del cinema casalingo è pirata, ultimamente una buona parte è anche perfettamente legale.
Infatti sono state le stesse major, seguendo l'esempio del mercato musicale e dopo aver difeso i loro copyright dalla rivoluzione del Web, a decidere di cambiare strategia.
Un esempio è l'accordo stretto dalle principali case di produzione con la Apple che ha permesso ad iTunes di offrire già da febbraio numerosi titoli per il noleggio online. Se dunque l'oggetto della visione è ormai disponibile a casa propria, è necessario che l'esperienza cinematografica offra qualcosa di più per convincere gli spettatori ad uscire di casa e vedere il film al cinema; è necessario qualcosa che si può avere soltanto in sala.

Ecco allora che la visione sul grande schermo si trasforma sotto vari aspetti, con novità che per ora riguardano soprattutto gli U.S.A.
Un esempio sono le proposte di cinema extra-lusso: sale da circa 40 posti ciascuna, con poltrone enormi in cui è possibile sdraiarsi e ordinare da mangiare senza muoversi dal proprio posto, per la modica cifra di 35 dollari.
Un'altra novità riguarda invece la tecnologia di proiezione e la dimensione dello schermo: si tratta dell'IMAX. Filmando con una pellicola più larga e con una maggiore risoluzione della tradizionale 35 mm, si ottiene un'immagine 4 volte più grande degli schermi a cui siamo abituati.
L'IMAX porta così al massimo compimento i tentativi del passato di aumentare la dimensione della proiezione, come il Cinemascope, ottenendo una totale immersione dello spettatore nel film.
Per ora queste sale si trovano più che altro in musei e parchi tematici ma un assaggio di quello che si può ottenere con questa tecnologia si è avuto con l'uscita del film The Dark Knight. Il regista ha infatti girato alcune sequenza aggiuntive del film in formato IMAX e i biglietti per queste proiezioni nelle apposite sale U.S.A. sono andati a ruba.
Questo è soltanto un esempio di come le novità tecnologiche possono avere un futuro se vengono usate in maniera creativa, sfruttandone le peculiarità, mentre finora l'IMAX è rimasto soprattutto un'attrazione, come nel caso dei film tradizionali allargati artificialmente a questo nuovo formato.

La capacità dell'IMAX di impegnare l'intero campo di visibilità dello spettatore lo rende il compagno perfetto dell'altra grande novità tecnologica per cui il cinema hollywoodiano sembra ormai aver perso la testa: la proiezione stereoscopica in 3D.
Già da marzo era sulla bocca di tutti, quando allo ShoWest, la convention dell'industria cinematografica, si annunciavano 10.000 sale nei prossimi tre anni e numerosi titoli in uscita.
Adesso è la DreamWorks la casa di produzione che più sta lavorando per portare il 3D ad un livello superiore e renderlo un vero e proprio strumento al servizio del racconto cinematografico.
Di nuovo, non un'attrazione ma un'innovazione che diventa strumento creativo.

Ma a delineare il futuro del cinema non ci sono soltanto innovazioni tecniche: sul piano drammaturgico, cioè della strategia del racconto, c'è da segnalare un'operazione che, anche se non è una novità assoluta, riporta in primo piano l'influenza dei nuovi media sulla più anziana settima arte.
Si tratta di Late Fragment, il primo film interattivo del Nord America, prodotto da una istituzione di ricerca canadese che si occupa di spettacolo e new media (cfccreates.com).
Il cinema ci ha già abituato a film che, facendo proprio il principio di frammentazione e non-linearità tipiche della forma ipertestuale e del digitale, lasciano allo spettatore il compito di rimettere in ordine i frammenti della storia raccontata.
Qui però si fa di più permettendo allo spettatore stesso, nella versione in DVD, di decidere come far avanzare la storia cliccando sul telecomando.
Il cinema conferma così il ruolo sempre più attivo dello spettatore, già utente attivo grazie ai new media e, nell'era di YouTube, anche vero e proprio produttore di contenuti oltre che consumatore.

Possiamo dunque cercare di comporre tutti questi indizi per farci un'idea di quale sarà il cinema del futuro: all'orizzonte sembra profilarsi un'esperienza immersiva unita al potere di controllare lo sviluppo del racconto, in un risultato che può far venire in mente la realtà virtuale, confermando le tesi secondo cui i nuovi media hanno rimodellato i vecchi. L'esperienza dello schermo si allontana sempre più da una dimensione di condivisione sociale, per diventare un'immersione in soggettiva.
Del resto già oggi nei multisala le poltrone sono così grandi che ci si può facilmente dimenticare delle altre persone e tanto più si avrà la sensazione di essere soli quando il nostro campo visivo sarà completamente saturato da uno schermo gigante e da immagini che sembrano inghiottirci.
Settembre 2008



Late Fragment: il cinema diventa interattivo
Quando lo spettatore è il regista del racconto

Il pubblico di oggi non è nuovo ai film in cui il racconto non segue uno sviluppo lineare ma si compone di frammenti disordinati; si tratta in ogni caso di film tradizionali nei quali la sequenza delle scene è stabilita una volta per tutte.
Nel caso di Late Fragment si va ancora oltre: qui è lo spettatore che, con i click del suo telecomando, sceglie il percorso da seguire attraverso gli eventi. Realizzato grazie ad una produzione canadese indipendente, questo è il primo film interattivo del Nord America, disponibile nella versione DVD che permette allo spettatore di decidere come far avanzare la vicenda quando si trova di fronte a dei momenti di loop.
In particolare si può scegliere quale dei tre personaggi vogliamo seguire: la madre tormentata dal desiderio, la guardia di mezza età o il giovane che si esibisce nei night club.
Il film è composto infatti dalle storie di questi tre sconosciuti, legati dalla presenza della violenza nelle loro vite. Le tre parti del film sono state girate separatamente da tre registi che hanno poi lavorato insieme per collegarle.
In fase di montaggio sono state realizzate due versioni definitive: quella tradizionale e quella interattiva in cui le varie scene sono state combinate per creare il maggior numero di percorsi e possibilità di sviluppo drammatico.
Il progetto è parte di un programma del CFC Media Lab, la più grande istituzione canadese per la ricerca avanzata nel campo dello spettacolo e dei new media che sperimenta con la narrativa interattiva dal 1997 (www.cfccreates.com).
Diversi esempi precedenti di sperimentazione in questo campo vengono indicati dagli autori stessi come fonti di ispirazione. Tra questi troviamo VJ Tulse Luper Performance, la performance live in cui Peter Greenaway proietta e monta in diretta delle clip tratte dalla sua trilogia di film intitolata Le valigie di Tulse Luper.
Altro riferimento illustre è Soft Cinema del teorico dei nuovi media Lev Manovich: un software sceglie da un database alcune clip video creando ogni volta una combinazione diversa e quindi un film differente. L'esperimento di Late Fragment si inserisce dunque nella direzione di un cinema influenzato dai new media più da un punto di vista della strategia del racconto che delle innovazioni tecniche in sè.
settembre 2008



La Dreamworks e il 3D del futuro
Più che una moda, una vera rivoluzione

Agli inizi di agosto alcuni giornalisti di siti web stranieri tra cui SlashFilm.com, sono stati invitati a visitare gli studi di animazione della Dreamworks per avere un'anteprima di Monsters vs Aliens.
In uscita nelle sale statunitensi il 15 maggio 2009, questo sarà il primo film realizzato con la nuova tecnologia 3D stereoscopica su cui la Dreamwoks sta lavorando.
L'occasione ha permesso all'amministratore delegato Jeffrey Katzenberg di mostrare alla stampa proprio come la casa di produzione sta sviluppando gli strumenti per l'animazione 3D di cui parla con grande entusiasmo.
Secondo lui è venuto il momento che l'esperienza cinematografica si aggiorni.
Infatti, mentre nel corso degli anni l'home video si è dotato di ogni mezzo per rivaleggiare con la visione in sala, alle due grandi rivoluzioni del sonoro e del colore non ne sono seguite altre per il grande schermo.
Proprio il 3D potrebbe essere la terza rivoluzione nella storia del cinema e come per le precedenti ci si chiede se non si tratti soltanto di una moda passeggera.
Secondo Katzenberg, come dal colore e dal sonoro non si è più tornati indietro perchè permettevano un'esperienza sempre più vicina alla realtà, la stessa cosa succede con la stereoscopia 3D. Questa, però, dev'essere trasformata in uno strumento creativo al servizio del racconto e non considerata come una semplice attrazione.
Proprio per questo, se finora la maggioranza dei titoli in 3D erano film tradizionali modificati in post-produzione, la novità su cui lavora la Dreamworks consiste nel poter progettare e realizzare un film direttamente in 3D, dando così molte più possibilità creative al regista. Attraverso delle telecamere virtuali il cameraman è ora in grado di entrare nel mondo virtuale e riprendere l'azione di personaggi animati al computer, attraverso un processo del tutto diverso dal passato.
Ora che sono stati anche eliminati gli inconvenienti dovuti alla scarsa precisione nell'allineamento delle immagini, sembra che tutto sia pronto per la rivoluzione del 3D.
agosto 2008



Il cinema è sempre più portatile
Noleggio di film online e applicazioni video per il nuovo iPhone 3G

Ormai lo sappiamo: il cinema non sta più solo nelle sale cinematografiche ma si trova soprattutto sul Web.
Qui troviamo anticipazioni, trailer, siti e operazioni di marketing che solleticano la curiosità del pubblico, a volte ottenendo l’effetto di attirare le persone in sala, altre volte saturandole di informazioni al punto che la visione del film vero e proprio sembra un sovrappiù non necessario.
Ma oltre al Web, dove i film si possono guardare in streaming, scaricare o noleggiare, il cinema si trova ormai sempre più anche sui dispositivi portatili.
È il caso dei film disponibili in iTunes Movie Rental, una sezione del negozio virtuale della Apple che ormai da febbraio permette ai suoi utenti statunitensi di affittare un film per un periodo di tempo limitato, in virtù di accordi siglati con major come 20th Century Fox, WarnerBros, Paramount, Universal, Sony e Walt Disney.
Il servizio di noleggio online da giugno è disponibile anche per gli utenti di Canada e Regno Unito, mentre in Italia c’è ancora da aspettare, sperando che venga mantenuta la promessa di raggiungere l’intera Europa entro il 2008.
I film noleggiati, oltre che sul proprio personal computer, possono essere guardati sui dispositivi portatili come iPod e iPhone e proprio in concomitanza della recente uscita del nuovo iPhone 3G è nato l’App Store, uno spazio virtuale in cui scegliere applicazioni gratuite e a pagamento per personalizzare l’ultimo nato di casa Apple.
Tra le tantissime, alcune riguardano proprio il cinema, anche se per ora la maggior parte di queste sono riservate agli utenti residenti negli U.S.A..
Un esempio è “Tomatoes”, un’applicazione che permette di cercare direttamente nel database di film di rottentomatoes.com, sito molto ricco di informazioni e di opinioni di utenti appartenenti alla vastissima community di appassionati di cinema.
Di grande utilità poi è “Box office” che ci dà tutte le informazioni per scegliere un film in sala, comprare i biglietti e raggiungere il cinema, mentre “Movies.app” rende disponibili trailer, sinossi e classifiche di incassi al botteghino. Per finire, altre applicazioni ci permettono di cercare e visualizzare gli ultimi video provenienti da fonti come YouTube, CNN, NBC e CBS.
luglio 2008



Cinema online: SnagFilms.com
Un sito per la visione gratuita di documentari in streaming

Nel panorama ormai sempre più vasto del cinema online, una novità arriva nel settore dei film documentari.
È nato infatti il sito SnagFilms.com, una piattaforma che rende disponibile la visione gratuita in streaming di documentari indipendenti.
Con un catalogo di 250 titoli, che ci si propone di ampliare quanto prima, il sito offre la possibilità di scegliere tra diverse categorie (salute, politica, ambiente, storia, musica, ecc), guardare il documentario con una buona qualità video e creare un collegamento al film in altri siti dai quali si aprirà una finestra per la visione diretta del titolo scelto.
Non solo, l’intenzione è anche quella di stimolare a donare denaro ad associazioni che si occupano di beneficenza riguardo ai problemi di cui trattano i film.
Quindi oltre ad essere “filmantropi” ampliando la visibilità dei documentari tramite altri siti, si può essere anche filantropi grazie ai link presenti sul sito.
Tutta l’operazione è sostenuta commercialmente e agli utenti si richiede di tollerare circa sei interruzioni di pubblicità da 15’’ per ogni ora di film; i proventi della visione degli spot vengono divisi con gli autori dei film. Il sito, ancora in fase beta, è stato fondato e finanziato da Ted Leonsis, già produttore di documentari e dirigente di AOL, assieme a Steve Case, vicepresidente della stessa società.
La Time Warner Inc’s AOL che si occupa di sostenere SnagFilms, contestualmente al lancio del sito ha acquisito IndieWire, la più importante risorsa online e community per i filmmakers indipendenti. Questa acquisizione, criticata per il timore che IndieWire perda la sua indipendenza, permetterà a SnagFilms di avere a disposizione un archivio di titoli e assicurerà visibilità a IndieWire.
Secondo le parole di Leonsis, tutta l’iniziativa nasce proprio dalla constatazione dell’enorme differenza tra il numero di documentari prodotti ogni anno e quelli realmente distribuiti nelle sale cinematografiche.
È proprio per superare questa strettoia nella distribuzione e arrivare al numeroso pubblico interessato a questo genere di cinema, che SnagFilms ha deciso di sfruttare le possibilità aperte dal Web.
luglio 2008



Wall-E: il marketing punta sul web
Online immagini e video dell’ultimo film Disney/Pixar

All’avvicinarsi dell’uscita nelle sale americane, prevista per il 27 giugno, si moltiplicano sul web immagini e video che anticipano l’ultimo film d’animazione firmato Disney/Pixar: Wall-E.
In Italia potremo vederlo soltanto dal 17 ottobre ma nel frattempo ci sono molti materiali online che ci permettono di fare conoscenza con questo simpatico robot.
Infatti dopo il trailer, e diverse immagini dal film sono stati pubblicati anche dei divertenti video in cui Wall-E incontra oggetti di tutti i tipi con cui si confronta come fosse un bambino curioso. Lo vediamo alle prese con una calamita, un aspirapolvere, delle cuffie, un hula hoop e, nel video più recente, con una serie di palline colorate.
Questo genere di video rientra nelle strategie di marketing del cinema che ormai sempre più spesso aggiungono ai tradizionali trailer e locandine anche campagne pubblicitarie collaterali, non sempre esplicite nel loro riferimento alle pellicole, allo scopo di alimentare la curiosità del pubblico.
L’esempio vale anche nel caso di Wall-E per il quale, oltre ai video già citati, è stato pubblicato in rete anche il sito web della ipotetica casa costruttrice dei robot del film con la descrizione delle loro caratteristiche, come se fossero dei normali prodotti da commercializzare. La storia narrata ha infatti come protagonisti una serie di robot e si svolge nel 2700, quando gli uomini se ne sono andati già da molto tempo dalla Terra. Qualcuno però si è dimenticato di spegnere uno dei robot che servono a compattare la spazzatura. Wall-E, che sta per “Waste Allocation Load Lifters - Earth class”, ha continuato a fare il suo lavoro per centinaia di anni, finchè si accorge di poter fare qualcos’altro.
Si innamora di un altro robot e per caso scopre il modo per salvare la Terra; inizierà allora un avventuroso viaggio attraverso la galassia inseguendo l’amata, tornata nello spazio per riferire agli umani la buona notizia.
giugno 2008



Spike Lee e Nokia per un film realizzato dagli utenti
Il regista sceglierà i migliori video filmati con i cellulari

Nell’epoca di YouTube l’idea di filmare qualcosa e poi condividere il nostro video online non è niente di straordinario.
Ora però, grazie ad un progetto firmato Nokia, c’è la possibilità di sottoporre i propri video girati con il telefonino a Spike Lee. Il regista infatti sta realizzando un cortometraggio di 15 minuti composto da filmati realizzati con i cellulari che chiunque può inviare ad un apposito sito. L’operazione segue alcune fasi: c’è un tema iniziale a cui seguono tre ulteriori indicazioni, ognuna con un mese di tempo per l’invio di materiale. Il tema di base è come la musica racconta la storia dell’umanità ed è possibile inviare video ma anche immagini, musica e idee scritte. La filosofia adottata è all’insegna della collaborazione, quindi altri utenti possono riprendere e sviluppare ciò che già è stato proposto e pubblicato sul sito. Per ogni fase del progetto, Nokia sceglierà 25 video da poter votare e tra i 10 finalisti sarà Spike Lee a scegliere il vincitore. Il cortometraggio finale sarà composto da queste tre parti più altri contributi a discrezione del regista e verrà presentato in autunno a Los Angeles, alla presenza degli autori dei tre brani scelti.
Spike Lee dirige il progetto direttamente attraverso un blog all’interno del sito nel quale si trovano anche i video già inviati oltre a sezioni di forum per gli utenti e consigli riguardo la produzione dei vari materiali. Per partecipare c’è tempo fino al 21 agosto dopodiché il final cut spetterà a Spike Lee.
Indipendentemente da quale sarà il risultato finale è interessante notare come in questo progetto una logica commerciale si appoggia ad una tendenza ormai diffusissima in rete. Infatti unendo esigenze di marketing e Web 2.0 si crea un esperimento che cerca di incanalare e sfruttare una piccola parte dell’enorme creatività che già si esprime liberamente in rete. In questo caso sotto l’insegna di un grande nome del cinema e di un famoso brand, sulla base dei nuovi usi sociali dei dispositivi di produzione di immagini, enormemente cambiati da quando basta avere con sé un cellulare per registrare qualunque evento.
maggio 2008



Tempo di elezioni anche sullo schermo
Due film in uscita negli U.S.A. raccontano di risultati elettorali appesi ad un filo

In Italia ci siamo appena passati e negli U.S.A. saranno un argomento caldo fino a fine anno: stiamo parlando delle elezioni.
Nell’attesa di sapere chi vincerà le presidenziali di novembre, ben due film di prossima uscita negli States trattano proprio di questo tema, in particolare di casi in cui l’esito finale del voto è appeso a un filo. Uno di questi due film è “Recount” che indaga i retroscena delle elezioni presidenziali del 2000 e dello scandalo che ne risultò. In particolare si racconta il riconteggio delle schede elettorali della Florida e le vicende giudiziarie che tennero per molto tempo il risultato in sospeso prima di assegnare la vittoria a George W. Bush. Nel cast Kevin Spacey e Laura Dern, mentre la regia è stata affidata a Jay Roach dopo che Sidney Pollack vi aveva rinunciato per problemi di salute. Il film verrà trasmesso il prossimo 25 maggio dal canale televisivo HBO che lo ha anche prodotto.
Un altro caso eccezionale ma stavolta frutto di fantasia è “Swing vote”. È la storia di un padre single con una figlia di dodici anni che si trova all’improvviso al centro dell’attenzione perché l’esito delle elezioni presidenziali, per una serie di eventi, finisce per dipendere soltanto dal suo voto. Il protagonista è interpretato da Kevin Costner che ha anche prodotto e finanziato il film. L’uscita nelle sale americane è prevista per il primo agosto.
aprile 2008



Al cinema con 35 dollari
Catena di cinema extra-lusso da ottobre negli U.S.A.

Dal 1997 la Village Roadshow Ltd. ha aperto in Australia una catena di cinema extra-lusso, sotto il nome di Golden Class Cinemas che ha poi portato anche in altri paesi tra cui Singapore e la Grecia.
Ora, grazie all’accordo con un gruppo di investitori americani, questi cinema arriveranno anche negli U.S.A.
Nei prossimi 5 anni verranno spesi 200 milioni di dollari per costruire 50 sale di cui le prime due apriranno in ottobre a Chicago e Seattle. Questi nuovi cinema avranno 8 sale da 40 posti ciascuna, con proiezione digitale sia in 2D che in 3D e si troveranno all’interno di centri commerciali.
L’idea è di offrire il massimo delle comodità: le sale avranno comode e ampie poltrone reclinabili e sarà possibile ordinare cibo preparato appositamente da uno chef chiamando un cameriere grazie ad un bottone proprio nella poltrona. Si punta su un’offerta di alto livello, soprattutto nel cibo, offrendo menù completi che vanno molto al di là dei consueti popcorn e bibite. Cibo e bevande andranno pagate in aggiunta ad un biglietto che si presenta già salato, infatti il prezzo di tanta comodità dovrebbe essere di 35 dollari a spettacolo. I vertici della Village Roadshow Ltd. paragonano questo genere di cinema alla prima classe di un viaggio in aereo e sostengono che c’è una forte domanda di questo tipo di prodotto negli States dove alcune catene di cinema di lusso esistono già.
In effetti ci sono altre sale dove è possibile ordinare da mangiare ricevendo tutto al proprio posto mentre si sta guardando il film, ma il servizio viene offerto con un più modico biglietto d’ingresso che va dai 12 ai 18 dollari. Questa notizia, riportata da “Variety”, dà un’idea della direzione in cui si sta muovendo l’industria dell’intrattenimento.
In un’epoca in cui il prodotto film di per sé è ormai a disposizione di tutti a domicilio, grazie anche alle stesse major che in certi casi hanno acconsentito a noleggiarlo o distribuirlo in versione digitale, per portare il pubblico al cinema si punta sul tipo di esperienza che la sala può offrire. In particolare ci si concentra su una fruizione che non possa trovare eguali nella visione domestica, sia attraverso la proiezione 3D, sia con l’offerta di un surplus di servizi per convincere ad uscire di casa e guardarsi il film in sala.
aprile 2008



Forgetting Sarah Marshall: quando il marketing scommette sulla curiosità
Una campagna pubblicitaria originale per le strade di San Francisco

“Forgetting Sarah Marshall” uscirà in Italia il 6 giugno mentre negli U.S.A. sarà già in sala da metà aprile. Si tratta di una commedia romantica che vede nella parte della protagonista Sarah Marshall, l’attrice Kristen Bell, nota per le serie tv “Veronica Mars” e “Heroes”. Nel film Sarah, star televisiva, rompe con il fidanzato Peter che non riesce a darsi pace per essere stato mollato. Dopo aver tentato di uscire con altre donne senza riuscire a dimenticare la sua ex, decide di partire per una vacanza. Il caso vuole però che alle Hawaii Peter ritrovi proprio la sua Sarah che amoreggia con il nuovo fidanzato.
Quello che è interessante di questo film è la campagna pubblicitaria organizzata per promuovere l’uscita negli U.S.A. Infatti dalla metà di marzo nella città di San Francisco hanno iniziato a comparire su autobus e bacheche per le affissioni delle scritte del tipo: “Mia madre ti ha sempre odiato Sarah Marshall” e “Si, sembri grassa con quei jeans, Sarah Marshall” (le immagini).
Queste frasi, stampate come se qualcuno le avesse scritte a mano con un semplice pennarello, non contengono nessuna indicazione che rimandi al film ma solo un indirizzo web: www.ihatesarahmarshall.com. Andando a visitarlo ci si accorge che non si tratta del sito ufficiale del film bensì del blog del protagonista della storia, Peter che spiega di aver usato il denaro dell’anello di fidanzamento destinato a Sarah per comprare ogni spazio pubblicitario disponibile in città. Successivamente è nato un altro sito, www.sarahmarshallfan.com che è dedicato invece ai sostenitori di Sarah, piccola star televisiva.
Insomma, un’idea originale per promuovere il lancio di un film stimolando la curiosità delle persone che sembra aver funzionato molto bene o forse aver infastidito qualcuno, al punto di provocare delle reazioni. Sempre per le strade di San Francisco sono comparsi infatti dei volantini che imitano lo stile delle frasi originali riferite al film ma le reinterpretano.
Un esempio: “Si, sembri grasso con quei jeans, albero” (vedi le immagini).
Aspettiamo di vedere cos’altro si inventeranno prima dell’uscita del film.
marzo 2008



Hulu.com: programmi tv e cinema in streaming online
Accesso per ora solo agli utenti U.S.A.

A fine ottobre scorso aveva iniziato una fase di test della versione beta e in questi giorni Hulu.com ha aperto ufficialmente al pubblico. Nato da un accordo tra la News Corporation di Rupert Murdoch, la Fox e la NBC, questa piattaforma sembra voler sfidare il dominio dello streaming di contenuti video di youtube ma soprattutto iTunes che permette oggi di scaricare film scegliendo da un vasto catalogo, con una forma di noleggio a pagamento da fruire poi su computer, iPod o iPhone. Hulu.com si propone come un contenitore di video ma non di prodotti degli utenti del web. Il sito offre trailers, film, programmi televisivi ed alcuni eventi sportivi, tutto coperto da diritti d’autore grazie ad accordi stretti con Lionsgate, TV Group, Time Warner, Warner Bros e forse in futuro anche con Disney e CBS Group.
Si trovano serie tv del passato come A-Team o Miami Vice ma anche episodi delle più recenti Heroes, Simpson, Nip/Tuck, The office. Sempre in ambito televisivo, vengono proposti anche spezzoni di famosi show come il Saturday Night Live.
Sul versante cinematografico Hulu.com offre circa 75 film nella loro intera durata, tra cui Mulholland drive, Il grande Lebowski e L’era glaciale, più clip di molti altri titoli. Hulu.com è dedicato allo streaming video gratuito, sostenuto dalle inserzioni pubblicitarie, dunque non permette di scaricare i contenuti proposti che sono accessibili per ora soltanto a chi risiede negli Stati Uniti.
marzo 2008



ShoWest, la convention dell’industria cinematografica
A Las Vegas bilanci e prospettive: il futuro è il cinema 3D

Trailer, ospiti, riconoscimenti e conferenze. Tutto questo è lo ShoWest, annuale convention dell’industria cinematografica in corso in questi giorni a Las Vegas. Un’occasione per l’intero sistema produttivo del settore per presentare le novità in arrivo e per confrontarsi sull’andamento del mercato e sulle prospettive di sviluppo.
Le analisi riguardano soprattutto gli Stati Uniti, ma molta attenzione viene riservata alle possibilità di crescita negli altri paesi del mondo. Intanto si registra la tendenza controcorrente del settore cinematografico in USA e Canada rispetto al resto dell’economia, in un’epoca di diffusa difficoltà e timori per una possibile recessione: il numero di biglietti venduti resta stabile anche se l’aumento dei ricavi dipende sostanzialmente dall’aumento del loro costo. Anche se rimane la preoccupazione riguardo al furto di film, registrati da spettatori in sala e diffusi poi illegalmente su Internet, si continua ad avere fiducia nell’insostituibilità dello spettacolo offerto dalla sala cinematografica.
In particolare in questa direzione le majors scommettono sulla proiezione in 3D che secondo loro offrirà un’esperienza visiva senza paragoni. Quattro dei maggiori studios hollywoodiani (Disney, 20th Century Fox, Paramount e Universal Pictures) proprio allo ShoWest hanno annunciato il progetto, entro i prossimi tre anni, di trasformare 10.000 sale cinematografiche adeguandole alla proiezione di film in 3D con tecnologia digitale.
A conferma di come questo sia il settore su cui le case di produzione stanno investendo, per il 2009 è stata annunciata l’uscita di ben dieci film in 3D. In particolare la DreamWorks ha presentato il test di un nuovo strumento 3D sviluppato dalla casa stessa, che ha permesso a pochi fortunati di dare un’occhiata a quello che si annuncia come il futuro del cinema, un’immagine di sintesi digitale con una profondità e senso di realtà mai visti prima.
marzo 2008



Distribuzione di film e contenuti creativi online
Mentre la Commissione europea se ne occupa, la Apple si accorda con le major cinematografiche

Nel maggio 2006 al Festival di Cannes cineasti e imprese cinematografiche avevano approvato la “Carta europea per lo sviluppo e la diffusione del film online”, varata l’anno precedente dalla Commissione europea. In questo documento si delineavano gli elementi base per la diffusione del cinema online: la presenza di un’ampia offerta, la facilità d’uso per i consumatori, la tutela dei diritti d’autore delle opere e la lotta alla pirateria.
Sempre nel 2006 la Commissione europea aveva poi lanciato una consultazione pubblica per poter definire delle linee generali in materia di diffusione di materiali multimediali e con in mente la prospettiva di un mercato unico comunitario per i contenuti digitali online come musica, film e giochi. Questo settore è infatti in espansione e secondo la Commissione necessita di strategie e regole per garantire la possibilità di scelta per i consumatori, un giusto compenso per i produttori e soprattutto un’industria europea che sia in grado di competere a livello internazionale grazie a licenze che vadano oltre le nostre frontiere. L’obbiettivo è dunque quello di una politica che incoraggi lo scambio legale di contenuti online contrastando così la pirateria e anche di una promozione del ruolo europeo all’interno del mercato internazionale. Questi intenti vengono ripresi nella “Comunicazione sui contenuti creativi online nel mercato unico” che la Commissione europea ha varato ad inizio anno e che fino alla fine di febbraio è stata oggetto di consultazione pubblica, ricevendo commenti da parte di diversi soggetti chiamati in causa tra cui autorità di vari paesi membri, associazioni e aziende del settore.
Riguardo alla distribuzione legale di film online alcune inziative commerciali erano già nate, anche se si tratta di un settore che arriva in ritardo rispetto a quello della musica.
Fin dal 2005 infatti in era nato in Gran Bretagna il sito www.lovefilm.com che permette tuttora di scaricare film con un costo differente a seconda che li si voglia “affittare”, nel caso di una copia che dura di solito un giorno o due, oppure “possedere” senza limiti di tempo.
Nel 2006 negli U.S.A. era nata invece www.movielink.com, una piattaforma che aveva stabilito accordi con 20th Century Fox, Sony, Paramount, MGM, Universal e Warner per distribuire i loro titoli contemporaneamente all’uscita in dvd.
Opportunità simile la offre oggi iTunes che ha firmato accordi con tutte le major cinematografiche per permettere di scaricare i film ad un mese dall’uscita in dvd e vederli poi sul proprio computer, iPod e iPhone. A tutt’oggi il negozio virtuale della Apple è arrivato ad offrire 770 titoli dei 1000 che erano stati annunciati per la fine di febbraio, anche qui nella forma di un noleggio dalla durata di tempo limitata.
marzo 2008



Machinima: quando il cinema incontra i videogiochi

Il termine machinima è un’abbreviazione di machine cinema o anche di machine animation. Si tratta di animazioni e film realizzati utilizzando i motori grafici di famosi videogames 3D.
La realizzazione può avvenire sia attraverso un lavoro di programmazione del software, sia dalla selezione e montaggio di sequenze ottenute direttamente giocando. Nasce così una forma ibrida che mescola generi e inquadrature di derivazione cinematografica, intrecci da soap opera o da sit-com e, in certi casi, dinamiche da reality show.
Il fenomeno nasce nel 1996 da un filmato realizzato usando il motore grafico di Quake come omaggio ad uno dei suoi creatori e nel 2002 passerà dalla rete alla grande distribuzione commerciale con la serie “Red vs. Blue”, realizzata utilizzando il videogioco Halo. Dagli stessi creatori, il gruppo Rooster Teeth, nasce anche la serie “The strangerhood”, basata su The Sims, anche questa raccolta in dvd dopo il successo ottenuto attraverso Internet. E proprio in rete è possibile trovare filmati di ogni genere, dall’horror all’azione, realizzati con videogiochi diversi, tra cui Second Life, World of Warcraft, Unreal, Doom e molti altri. Permettendo a chiunque di realizzare un film e raccontare una storia con mezzi e abilità minime, il fenomeno rientra nella più ampia tendenza diffusa da Internet e dalle tecnologie digitali di trasformare sempre più i semplici utenti in produttori di contenuti. Per chi ne avesse bisogno, nel luglio scorso è stato pubblicato anche un manuale della serie fai da te dal titolo “Machinima for dummies”, scritto da Hugh Hancock e Johnnie Ingram che già si occupavano di uno dei siti di riferimento per gli appassionati: www.machinima.com. Promotore del festival U.S.A. è invece l’Academy of Machinima Arts & Sciences, nata nel 2002, con base a New York e sito web www.machinima.org. Dal 2007 anche l’Europa ha il suo Machinima Festival che si tiene in ottobre a Leicester, Inghilterra, presso la De Montfort University.
febbraio 2008



Un documentario su Michael Moore mette in dubbio la sua sincerità
Il regista di documentari nominato agli Oscar non sempre ha rispettato le regole del genere

Michael Moore, regista già premiato agli Oscar nel 2003 per il documentario “Bowling a Columbine”, ha ricevuto quest’anno una nomination per il suo “Sicko”, denuncia del sistema sanitario americano.
Il regista è diventato famoso grazie alle sue inchieste, in cui si è occupato di temi come la guerra in Iraq e la diffusione delle armi in relazione alle stragi nei licei americani. I suoi documentari hanno preso di mira il presidente Bush e grandi poteri economici come la General Motors e l’industria delle armi. Ma adesso proprio il lavoro di Michael Moore è diventato oggetto d’indagine di un documentario in cui si raccolgono elementi che mettono in dubbio la totale onestà e fedeltà ai fatti che il regista è solito proclamare. Stiamo parlando di “Manufacturing Dissent” (all’incirca “fabbricando dissenso”) dei canadesi Rick Caine e Debbie Melnyk. I due autori, che erano fan di Moore, hanno iniziato a seguirlo durante il tour promozionale di “Fahrenheit 9/11” nel 2004, con l’intenzione di realizzare un documentario biografico su di lui. Lo hanno inseguito chiedendogli un’intervista che non sono mai riusciti ad ottenere e nel frattempo hanno scoperto alcune cose che li hanno indotti a ricredersi su Moore stesso. Sono emerse infatti casi in cui le regole di rispetto della realtà caratteristiche del documentario, sono state infrante, come nel caso della scena del furto di un furgone creata ad arte in “Roger&Me”, primo film di Moore.
Quella stessa pellicola, che parla della crisi della General Motors e della migliaia di licenziamenti che ne erano seguiti, raccontava il rifiuto del presidente dell’azienda, Roger Smith, di concedere un incontro a Moore. Scopriamo ora invece che l’incontro ci fu ma venne tagliato in fase di montaggio. In “Fahrenheit 9/11”, poi, alcune parti dei discorsi del presidente Bush sarebbero state estrapolate dal loro contesto al fine di sostenere le tesi del regista. I due autori, tuttavia, non condannano Moore, piuttosto restano delusi dalla sua incoerenza e dal suo professarsi difensore della verità e dell’informazione per poi costruire docu-fiction invece di veri documentari. “Manufacturing Dissent” finora è stato visto da pochi all’anteprima nella scorsa edizione del Torino Film Festival; aspettiamo l’uscita, per ora non ancora prevista in Italia.
febbraio 2008