Questo lavoro è un percorso interattivo fatto di fotografie e video realizzato nel 2005 ispirato all'omonimo libro di Alessandro Baricco. Vengono rappresentate 6 diverse tipologie di mare a cui si associano suggestioni legate a 6 personaggi del libro descritte in dettaglio qui sotto. Per vedere il lavoro (nella versione ottimizzata per web, dunque con un pò di perdita di qualità nelle immagini...)


1- Bartleboom – un professore un po’ particolare, un uomo paziente e perseverante sia nello studio che nell’affrontare le questioni di cuore. E’ una persona che sa attraversare la vita in modo lieve, sereno, che sa passare sopra ai dispiaceri e che prende con ironia le sue sfortune in amore. Prende con ironia anche il fatto che il progetto della sua vita, cioè la redazione di una “Enciclopedia dei limiti riscontrabili in natura”, diventi un lavoro senza fine, perché necessita di un aggiornamento continuo e senza fine.
Lui ha iniziato quest’impresa perché sostiene che “La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita. […] Così adesso sono arrivato al mare. Il mare. Finisce, anche lui, come tutto il resto, ma vedete, anche qui è un po’ come per i tramonti, il difficile è isolare l’idea, voglio dire, riassumere chilometri e chilometri di scogliere, rive, spiagge, in un’unica immagine, in un concetto che sia la fine del mare, qualcosa che si possa scrivere in poche righe, che possa stare in un’enciclopedia, perché poi la gente, leggendola, possa capire che il mare finisce, e come, indipendentemente da tutto quello che può succedergli attorno…
Bè questa secondo me è un’idea estremamente affascinante. Per un sacco di tempo ho girato intorno ad altri elementi di questo personaggio da rappresentare, come la sua idea di scrivere delle lettere alla donna che sarà quella della sua vita e che lui non ha ancora incontrato, per aspettarla senza farsi del male e per regalarle la sua esistenza prima ancora di averla conosciuta.
Alla fine, però, ho semplicemente ripetuto il suo atteggiamento di fronte al mare che, per lui, è un oggetto di studio: “Studiava l’esatto punto in cui l’onda, dopo essersi rotta una decina di metri più indietro, si allungava […] risalendo la delicata china della spiaggia e finalmente si arrestava – l’estremo bordo orlato da un delicato perlage – per esitare un attimo e alfine, sconfitta, tentare una elegante ritirata lasciandosi scivolare indietro[…]. Bartleboom guardava. Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico la perfezione di quel moto oscillatorio formulava promesse che l’irripetibile unicità di ogni singola onda condannava a non esser mantenute. Non c’era verso di fermare quel continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. […] Bartleboom fermò gli occhi. Li puntò davanti ai piedi, inquadrando un pezzo di spiaggia muto e immobile. E decise di aspettare. […] Prima o poi sarebbe entrato – nella cornice di quello sguardo che lui immaginava memorabile nella sua scientifica freddezza – il profilo esatto, orlato di schiuma, dell’onda che aspettava. E lì, essa si sarebbe fissata, come un’impronta, nella sua mente. E lui l’avrebbe capita.

2- Elisewin – una ragazzina di 16 anni, con una voce di velluto, come posseduta da una sensibilità d’animo incontrollabile, come una malattia che la farà morire. È qualcosa che all’improvviso la prende, il suo cuore batte impazzito e lei si sente sparire.
Il mare per lei è una cura sia nel senso che le vengono prescritti da un medico dei “bagni d’onda”, sia nel senso che in questo luogo in riva al mare le si schiude davanti il suo destino e lei guarisce, diventa viva, diventa donna attraverso qualcuno che viene dall’estremo opposto della vita. Ora, di tutto questo ho rappresentato un brano del libro cercando di tenermi su toni delicati, tenui, proprio per rappresentare questa straordinaria sensibilità: “….bisogna cercare di capire […] fino a vedere come l’anima non è sempre diamante ma alle volte velo di seta; immagina un velo di seta trasparente, qualunque cosa potrebbe stracciarlo, anche uno sguardo, e pensa alla mano che lo prende – una mano di donna – si muove lentamente e lo stringe tra le dita, ma stringere è troppo, lo solleva come se non fosse una mano ma un colpo di vento e lo chiude tra le dita come se non fossero dita ma…pensieri. Così. Questa stanza è quella mano, e mia figlia è un velo di seta”.
Ora, non so quanto la mia rappresentazione sia riuscita ma l’idea era questa.

3- Plasson – un pittore che, dopo essersi affermato come ritrattista per famiglie ricche e nobili, un giorno, decide di mollare tutto ed andarsene. Vuole realizzare la segreta ispirazione di fare un ritratto al mare. E qui si pone il suo problema perché l’esperienza gli ha insegnato che in un ritratto il segreto è partire dagli occhi, studiarli bene, abbozzarli e poi tutto il resto viene da sé. Il suo problema di fronte al mare è proprio quello di trovarne gli occhi, trovare il punto da cui cominciare e dunque trovare l’inizio del mare.
Esattamente il contrario di quello che cerca il prof Bartleboom, insomma.
Due pezzi di puzzle. Fatti l’uno per l’altro. Da qualche parte del cielo un vecchio Signore, in quell’istante, li aveva finalmente ritrovati. – Diavolo! Lo dicevo Io che non potevano essere scomparsi.” Bè, Plasson sta tutti i giorni col suo cavalletto piantato nella sabbia, davanti al mare, fissando la distesa d’acqua con davanti una tela bianca.
Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela. […] Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l’ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c’è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere. […] …avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all’altro della bocca. […] Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare” ed è un pensiero che dà i brividi.” Lui resta lì, fino a quando sale la marea, poco prima che faccia buio. L’acqua lo circonda e si fa venire a prendere quando l’acqua gli è già arrivata al cuore, lo ha sommerso come un’isola. Tutti i suoi quadri sono completamente bianchi, così come sarà anche la sua lapide e poco prima di morire le sue ultime parole saranno “Non è una questione di colori, è una questione di musica, capite? Ci ho messo tanto tempo ma adesso (stop)”.

4- Madame Deverià – una donna che ha tradito il marito, “malata d’adulterio”. Lui l’ha mandata in questo luogo perché “…pensa che il clima del mare assopisca le passioni, e la vista del mare stimoli il senso etico, e la solitudine del mare mi induca a dimenticare il mio amante.” Quindi una donna che si è lasciata trasportare dalla passione, il cui cuore è un mare in tempesta e proprio questo è il senso delle fotografie che ho inserito prima del video; descrivono uno spirito ardente, appassionato attraverso il rosso e i colori del fuoco. Il video che segue descrive quello che le succede di fronte al mare, uno staccarsi da sé stessa… “Mio marito pensava che fosse un posto dove guarire. Ma guarire è una parola troppo piccola per ciò che succede qui. È semplice. Questo è un posto dove prendi commiato da te stesso. Quello che sei ti scivola addosso, a poco a poco. E te lo lasci dietro, passo dopo passo, su questa riva che non conosce tempo e vive un solo giorno, sempre quello. […] Credimi, non è un modo, solo più lieve, di morire. Non mi sono mai sentita più viva di adesso. Ma è diverso. Quel che io sono, è ormai successo: e qui, e ora, vive in me come un passo in un’orma, come un suono in un’eco e come un enigma nella sua risposta. Non muore, questo no. Scivola dall’altra parte della vita.” …in questo che è un luogo molto speciale: ”…noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.” Ecco quindi lo spogliarsi di sé stessi e il lasciare tracce che il mare poi cancellerà nel mio video che, come quello di Elisewin e un po’ tutti gli altri, descrive un percorso, un passaggio, che si compie sempre grazie alla presenza del mare.

5- Thomas Adams/Andrè Savigny – sono questi i due protagonisti della parte centrale del libro, la più cruda. Essi vivono una sorta di naufragio. Erano a bordo di una fregata che si arena in un banco di sabbia e la zattera su cui si trovano viene abbandonata dalle lance che avrebbero dovuto rimorchiarla a riva. La zattera va così alla deriva e su di essa si consumano atroci eventi. Infatti gli uomini cominceranno ad uccidersi per le scorte di cibo e acqua fino ad arrivare a mangiare i morti per sopravvivere. Adams è il timoniere mentre Savigny era il medico di bordo, uno di quelli che, grazie alle armi, sulla zattera controlla le scorte; una notte, uccide la donna di Adams e per questo lui continuerà a cercarlo ed inseguirlo una volta uscito da quest’esperienza atroce per uccidere alla fine la sua amante. Dunque nella difficoltà di rappresentare un’esperienza del genere e il fatto che per loro il mare è una rivelazione che si concede soltanto nell’orrore, nel lato più oscuro della vita e dell’uomo, ho deciso di dare questa sensazione di essere sott’acqua, nel tentativo di riemergere, di stare combattendo per sopravvivere e respirare. Proprio come in un naufragio.

6- padre Pluche – un sacerdote cui è stata affidata Elisewin perché guarisse dal suo male e che ora l’accompagna nel suo viaggio verso il mare. Un uomo che non riesce mai a dire la cosa più appropriata per la situazione perché quello che pensa veramente gli esce sempre più velocemente. Alla locanda sceglie, per prudenza, una camera che dà sulle colline; ciononostante anche su di lui il richiamo del mare avrà effetto al punto che si affiderà ad una preghiera per sapere cosa fare della sua vita: “Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, di sgrana, si eclissa, non so se avete presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. […] …tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre scorre soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Dritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando.
La strada in questione è un’altra. E non corre fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che, tra l’altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro, ce l’hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l’incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, la complica. Adesso è uno di quei momenti che la complica. Volendo riassumere volendo, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c’è più. Succede. Credetemi.
E non è una cosa piacevole. No. Io credo/sia stato,/Signore Buon Dio,/sia stato io credo/il mare./Il mare/confonde le onde/i pensieri/i velieri/la mente ti mente improvvisamente/e le strade/che c’erano ieri/non sono più niente. […]
State lì,/passeggiate/guardate/respirate/conversate/lo spiate,/da riva, s’intende,/e quello/intanto/vi prende/i pensieri di pietra/che erano/strada/certezza/destino/e/in cambio/regala/veli/che ti ondeggiano in testa […] …non è facile spiegare/com’è che non hai più risposte/a furia di guardare il mare. Così adesso, volendo riassumere volendo, il problema è che ho tante strade intorno e nessuna dentro… […] Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così/questo buio/io lo prendo/e lo metto/nelle vostre/mani./E vi chiedo/Signore Buon Dio/di tenerlo con voi/un’ora soltanto/tenervelo in mano/quel tanto che basta/per scioglierne il nero/per scioglierne il male/che fa nella testa/quel buio/e nel cuore/quel nero,/vorreste?

Ecco dunque queste certezze che vanno in frantumi di fronte alla presenza del mare e la richiesta di sciogliere il nero di questo buio che gli è calato dentro l’animo.